Il fisco italiano stringe sulle multinazionali del web. Non c’è soltanto il dossier Apple, che proprio ieri ha chiuso il contenzioso con l’Agenzia delle Entrate staccando un assegno da 318 milioni di euro a favore dell’Erario. Sul tavolo della Procura di Milano ci sono altri quattro filoni d’inchiesta, aperti nei confronti di altrettante società che contabilizzano all’estero – soprattutto in Paesi dal regime fiscale agevolato come l’Irlanda – i profitti realizzati sul mercato italiano. Sono Google, Amazon, Facebook e Western Digital, gruppo Usa produttore di hard disk.In cima alla lista dei colossi della rete finiti nel mirino dei magistrati milanesi c’è Google, guidata da Sundar Pichai. L’indagine, a carico di ignoti, riguarda una presunta maxi evasione fiscale da un miliardo di euro che la multinazionale californiana avrebbe realizzato non pagando in Italia le imposte relative a contratti pubblicitari con clienti locali. Come nel caso di Apple, l’Agenzia delle Entrate sta trattando con i vertici italiani del gruppo per trovare un’intesa la cifra attorno alla quale si cerca di chiudere il contenzioso si aggira sui 150 milioni di euro. Da Palazzo Chigi si ricorda che proprio poco tempo fa c’era stato un incontro tra Matteo Renzi e il capo di Apple, Tim Cook, per trovare un’intesa. L’accordo è vicino alla firma, mentre il big americano delle ricerche in rete sta affrontando anche le due procedure formali aperte dalla Ue.Inchiesta appena chiusa sempre a Milano per Western Digital, al centro di un caso di ipotizzata esterovestizione: fittizia localizzazione all’estero della residenza fiscale mentre il cuore dell’attività è in Italia. Ancora nelle fasi iniziali invece le indagini su Amazon e Facebook: sul gigante dell’e-commerce è stato aperto un fascicolo ancora senza indagati nè ipotesi di reato, mentre sull’attività italiana del social network di Zuckerberg sono in corso accertamenti della guardia di finanza. L’accordo con Apple Italia, nell’ambito di un procedimento di presunta evasione fiscale per 879 milioni di euro, potrebbe fare da «battistrada» verso la soluzione di contenziosi tributari con altri gruppi del web.«Costituisce un precedente internazionale che può aprire la via per la regolarizzazione dei rapporti tra l’Italia e le multinazionali» del settore, spiegano fonti della Procura. E’ la prima volta che la società fondata da Steve Jobs chiude un contenzioso fiscale in uno dei Paesi in cui opera versando un maxi-risarcimento. Risolti i guai con il fisco resta però il procedimento penale a carico di tre manager: l’ad di Apple Italia Enzo Biagini, il direttore finanziario Mauro Cardaio e il manager della irlandese Apple Sales International, Michael Thomas ÒSullivan accusati di omessa dichiarazione.
Fonte Il Messaggero economia
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