Elezioni 2018, M5S, altri due massoni tra i candidati. “Sono fuori, valutiamo richiesta danni”

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Spuntano altri due iscritti dalla massoneria tra i candidati del Movimento 5 Stelle. Se nel pomeriggio era stato Il Foglio a fare il nome di Piero Landi, candidato in Toscana, in serata è stato lo stesso M5s a comunicare quello di Bruno Azzerboni, tra i nomi presentati in Calabria. Entrambi, hanno fatto sapere i 5 Stelle, sono fuori dal Movimento. Come è fuori anche Catello Vitiello, il candidato campano che Il Mattino ha scoperto essere iscritto al Grande Oriente d’Italia.“Catello Vitiello e Piero Landi al momento della sottoscrizione della candidatura non hanno detto la verità e non ci hanno informato di far parte di una loggia massonica. Per questa ragione non possono stare nel M5S e sempre per questo motivo gli sarà richiesto di rinunciare al seggio. Li inibiamo dall’utilizzo del simbolo e ci riserviamo di agire nelle opportune sedi al fine di risarcire eventuali danni di immagine cagionati al M5S”, afferma il Movimento in una nota in cui parla del candidato pentastellato nel collegio uninominale della Camera a Lucca che Il Foglio ha scoperto essere iscritto alla massoneria e di Catello Vitiello, “oratore” della loggia napoletana “Sfinge”, aderente al Grande Oriente d’Italia, candidato nel collegio uninominale di Campania 3 per la Camera.A sollevare il caso di Landi era stato il quotidiano capitolino, che nel pomeriggio sul proprio sito internet ha scritto che nome, cognome e data di nascita del candidato M5s a Lucca corrisponderebbero con quelli registrati negli elenchi del Grande Oriente d’Italia e che è candidato nel collegio uninominale della Camera a Lucca. L’uomo sarebbe iscritto alla loggia “Francesco Burlamacchi” e risulterebbe “in sonno” dal 5 febbraio.Interpellato dal Foglio, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi, ha risposto di non poter “confermare né smentire. Chiedetelo a lui”. Il giornale ha contattato quindi lo stesso Landi che ha negato di aver mai fatto parte della loggia Burlamacchi ma ha ammesso di aver fondato a Lucca un’associazione, “Italia punto e a capo”. In questa associazione ci sono appartenenti alla massoneria? “Sì – ha risposto Landi – però io non posso dirle altro. Sì, perché è noto a tutti ma…Non…Naturalmente da questo movimento o comunità di ascolto io ho dato le dimissioni appena ho dato le disponibilità al M5s. Non sono più con loro”.Una polemica, quella sull’appartenenza alla massoneria dei propri iscritti, che il Partito Democratico ha affrontato nel 2010, quando una serie di inchieste giornalistiche svelarono che molti amministratori toscani del Pd erano iscritti al Grande Oriente, dopo che un assessore del comune di Scarlino (Grosseto), Guido Mario Destri, era stato fotografato ad una riunione della Loggia Guerrazzi di Follonica. “Il Pd non può avere zone d’ombra – attaccava il 31 maggio 2010 Giuseppe Fioroni – lo statuto parla chiaro: gli iscritti non possono avere iscrizioni segrete ne’ partecipare ad associazioni che diversamente dalla Costituzione creano cittadini più uguali degli altri”. “Il Codice etico è chiarissimo – faceva eco il 2 giugno Maria Pia Garavaglia – non possono farvi parte persone iscritte ad associazioni segrete”.Le regole cambiavano pochi giorni più tardi: il 7 giugno il comitato dei Garanti stabiliva che si può essere massoni e iscritti al Pd a patto che la loggia non sia segreta e che, al momento di aderire al partito, si dichiari a colpi di documenti l’appartenenza a qualsiasi associazione così da consentire la verifica. Il caso esaminato dal comitato era quello di Ezio Gabrielli, assessore di Ancona costretto alle dimissioni dopo aver dichiarato di essere affiliato al Grande Oriente d’Italia e in quel momento sospeso dal Pd. Dopo quasi tre ore di discussione, i garanti presieduti da Luigi Berlinguer stabilivano che Gabrielli poteva rientrare nel Pd a patto che avesse dimostrato che la sua loggia massonica non era segreta e non aveva fini contrari al codice etico e allo statuto del partito.

Fonte Il Fatto Quotidiano

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