Diabete infantile, boom e terapie .Gli studi del Sant’Orsola (BO) per combatterlo

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È la seconda malattia cronica dell’infanzia, dopo l’asma, per incidenza. Stanno aumentando i casi, e si sta abbassando anche l’età dell’esordio. Si tratta del diabete mellito di tipo primo, una patologia autoimmune. «Il sistema immunitario produce per errore anticorpi diretti contro le cellule beta delle isole del pancreas deputate alla produzione dell’insulina — spiega Andrea Pession, direttore della scuola di specializzazione in Pediatria dell’Alma Mater e direttore della Pediatria del Sant’Orsola —. Impediscono quindi di secernere quest’ormone fondamentale per consentire al glucosio di entrare nelle cellule. Se non entra si accumula nel sangue con due conseguenze: l’iperglicemia e il fatto che, in mancanza della principale fonte energetica, si sciolgono altre sostanze che generano la chetosi, responsabile di una serie di gravi disturbi, fino allo scompenso metabolico, respiratorio e cardio-circolatorio». COME SI MANIFESTA — È una malattia tipica dell’infanzia e in questa fascia di età si manifesta la massima probabilità di insorgenza acuta. Molto spesso il piccolo paziente arriva in pronto soccorso obnubilato, con alternazioni del respiro, quasi in coma chetoacidosico, che è lo scompenso metabolico in presenza di iperglicemia. L’esordio così acuto non nasce però a caso. «Nei giorni e nelle settimane precedenti ci sono tre tipi di segnale — spiega Pession —. La polidipsia, cioè il bambino beve molto, la poliuria, cioè fa molto pipì, a volte torna a farla di notte a letto, e un dimagrimento insolito. A volte ci sono anche segni più subdoli come la irritabilità, la difficoltà di concentrazione, la poca voglia di giocare, infezioni tipo candida». I casi sono in aumento, a Bologna come nel resto del mondo. «Ci aspettiamo 12-16 casi all’anno per 100 mila bambini, circa un bambino ogni mille in età scolare all’anno», precisa Pession, «e si sta abbassando anche l’età dell’insorgenza della malattia, oggi sono sempre più frequenti casi a 5-6 anni, anche a 2 anni». Le cause di questa malattia sono molto discusse. Ci sono fattori genetici di tipo eredo-famigliare, fattori infettivi, anche se non è dimostrato che la causa sia un virus, anche fattori dietetico-alimentari che interagiscono con il microbiota intestinale. Dopo l’esordio acuto, il bambino comincia subito la terapia insulinica che durerà tutta la vita. E per bambini di pochi anni le difficoltà non sono poche: pungersi 5-9 volte al giorno il dito per misurare la glicemia e iniettarsi la dose di insulina non è un gesto semplice. All’inizio ci sono i medici e gli infermieri a insegnare e aiutare, poi i genitori, ma ben presto l’adolescente deve agire da solo. LE NOVITA’ — Si tratta di una malattia cronica, ma con tre novità promettenti per il futuro. «La prima è la tecnologia applicata al diabete — spiega Pession —. Ci sono microinfusori e si stanno realizzando sistemi integrati con lo smartphone che fanno sì che il bambino possa ricevere l’insulina in modo continuo o intermittente senza la necessità di pungersi. Si tratta di presidi passati dal sistema sanitario della nostra Regione. La seconda riguarda le nuove insuline da somministrare per bocca, inalanti e transdermiche e sistemi con nano-particelle su cui si stanno facendo sperimentazioni. Infine c’è qualche tentativo di trapiantare le cellule beta che producano insulina o cellule staminali per far sì che il corpo smetta di fare autoanticorpi. Ma queste tecniche di terapia cellulare non hanno soddisfatto le attese». A Bologna i bambini si rivolgono al Centro per il diabete giovanile che rientra nel programma di Endocrinologia coordinato dalla professoressa Laura Mazzanti all’interno della unità operativa di Pediatria del Sant’Orsola: qui si trovano i diabetologi Stefano Zucchini e Giulio Maltoni che fanno parte di un team multidisciplinare per affrontare la malattia nelle varie fasi di vita del paziente. Cruciale il ruolo del volontariato e soprattutto della Associazione giovani diabetici.

Fonte Corriere di Bologna

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