Una busta del supermercato. Un treno della metropolitana fermo in una stazione di un’area residenziale. I bambini con gli zainetti della scuola sulle spalle. Ci sono tutti gli elementi della quotidianità in questo attacco. E quindi della paura più insidiosa. Perché colpire la quotidianità è più efficace. L’orrore che si vede in televisione sembra sempre lontano, qualcosa di altro da noi. La paura nella quotidianità è una cosa più sottile, si insinua nella vita di ogni giorno, inesorabilmente e impercettibilmente. E cosa c’è di più banalmente quotidiano a Londra se non la metropolitana? Una parte fondamentale e imprescindibile della vita di ogni londinese si svolge sottoterra. Perché il Tube è come l’aria, non si può farne a meno. Così colpire le metropolitana è come avvelenare un pozzo di acqua. La paura si insinua sottopelle. In modo del tutto irrazionale, e il punto è proprio questo. La madre di un compagno di scuola di mio figlio non vuole che il ragazzino, prenda la Central Line nelle ore di punta. Con tutti i pericoli che Londra offre a un adolescente, mi è sempre sembrato un divieto singolare. Un giorno che mi è capitata l’occasione le ho chiesto perché. «È pericoloso. E comunque la metropolitana meno la prende, meglio è» ha riposto. Come se la Central Line fosse più pericolosa di altre linee delle sterminata metropolitana di Londra. O come se la metropolitana in sé fosse più pericolosa di un autobus. O come se la probabilità di saltare in aria su una bomba in metropolitana a Londra nel settembre 2017 sia statisticamente più alta di quella di venire accoltellato tornando a casa la sera. In verità, stando ai numeri, l’ultima ipotesi per un adolescente è quella più probabile. Ma non importa. La metropolitana fa comunque più paura di una gang e di un coltello. Il Tube fa più paura. Sarà il buio, il fatto che se succede qualcosa rimani intrappolato sottoterra, che non c’è via di fuga, nella metropolitana di Londra i telefonini non prendono, fai la fine del topo. Un vagone della metropolitana, quando si chiudono le porte, ti inghiotte e ti porta in un tunnel senza luce, dove si perde completamente il controllo della situazione. È l’incubo dei claustrofobici, è l’anticamera di un sarcofago, una bara metallica. La Central Line, che scende così profondamente sottoterra e come dice il nome stesso attraversa il cuore della capitale, è il catalizzatore di tutte le ansie. Parsons Green, dove è avvenuto l’attacco di ieri, è su una linea del tutto marginale. Un troncone della District Line che non avrebbe spaventato neppure l’ansiosa madre del compagno di scuola di mio figlio. Così marginale, che prima di questo ordigno nella busta della spesa ha una certa rilevanza solo una volta l’anno, quando si gioca il torneo di tennis a Wimbledon. Allora la line si anima e si riempie di turisti e londinesi amanti della racchetta. Finite le due settimane di torneo, quel pezzo di District ritorna nel suo anonimato. Attaccare a Parsons Green non farà altro che rinfocolare le paure ataviche e irrazionali legate alla metropolitana. Proprio perché l’episodio è così diverso dai famosi attentati del 7 luglio 2005. Lì le bombe scoppiarono vicino a Liverpool Street, Paddington, King’s Cross St Pancras: sono i grandi snodi ferroviari. Lì i pendolari scendono dai treni dove sono saliti prima dell’alba e si imbarcano su altri vagoni, quelli del Tube appunto, che li porteranno nei luoghi di lavoro ancora gonfi di sonno, con i loro litri di caffellatte in bicchieri di cartone take away. Migliaia di uomini in abito grigio o blu e donne con scarpe da ginnastica indossate sotto i tailleur, ma con il tacco 12 in borsa, da cambiare prima di salire in ufficio. Anche quella era quotidianità. Ma diversa. Allora hanno voluto colpire il business, la Londra del lavoro che va di corsa. Parsons Green è un’altra cosa. Sono le stradine di Fulham e le case di famiglia che la mattina riversano in strada bambini in uniforme della scuola. Sono la busta della spesa, appunto. Gli oggetti paurosi della quotidianità.
Quando la paura ti sorprende sotto terra. Colpito il simbolo della vita di Londra
