Quando la democrazia fa ugualmente paura

catalonia
Una crisi istituzionale senza precedenti sta colpendo la Spagna dove il premier Mariano Rajoy ha ufficialmente chiesto alla corte costituzionale di revocare la legge sul referendum di indipendenza della Catalogna. Il governo e la presidenza del parlamento catalano hanno messo ai voti – 72 voti a favore, 0 contrari e 11 astensioni – e successivamente firmato il decreto di convocazione della consultazione.
Tutto questo, svolto con metodi e fini democratici e quindi senza i vecchi attacchi terroristici dell’ETA, sta creando un vero e proprio caso di stato a tal punto di smuovere addirittura la Procura Spagnola che intende perseguire esecutivo e parlamento regionale. “Uno stato d’assedio permanente da Madrid che comunque non ci spaventa perché siamo certi che non alterera’ in alcun modo il referendum fissato per il 1° Ottobre” risponde il delegato regionale catalano. Intanto il procuratore generale spagnolo ha annunciato urbi et orbi denunce a tutto spiano contro i promotori del voto ed il sequestro di tutti i materiali elettorali.
Lo scontro tra Madrid e Barcellona quindi si fa più acceso che mai.
La questione dell’Indipendenza Catalana ha aumentato il suo impulso negli ultimi anni, ed una significante percentuale della popolazione, al momento, è a favore della rottura con il governo Spagnolo con sede a Madrid e dell’istituzione di un separato e completamente autonomo governo delle nazioni Catalane all’interno dell’UE.
Ci sono varie credenze a favore dell’indipendenza; le più importanti sono l’identità e l’economia. Molti Catalani sentono fortemente che la loro lingua, storia e cultura danno loro un’unica identità, la quale può essere legitimizzata soltanto in quanto paese indipendente.
La Catalogna è anche uno dei maggiori contribuenti dell’economia spagnola. Il suo turismo e il suo commercio del mercato internazionale sono particolarmente sviluppati e ogni anno miliardi di euro delle tasse Catalane vengono mandati a Madrid e distribuiti per tutta la Spagna – e forse è proprio questo il vero motivo per cui si tenta di impedire in tutti i modi che il referendum abbia luogo – . I Nazionalisti Catalani ritengono poi che sarebbe più equo per la Catalogna avere un’indipendenza fiscale, e ciò vorrebbe dire migliorare e rafforzare significativamente le sue infrastrutture.Quando furono proposte le riforme per lo Statuto di Autonomia nel 2015, il suo maggiore oppositore fu il PP, i cui delegati erano anche gli unici a rifiutare la definizione della Catalogna come “nazione”. Una volta raggiunto il referendum degli elettori nel Giugno 2006, I Nazionalisti Catalani si infuriarono per il fatto che questo Statuto riformato era stato seriamente compromesso, e i Nazionalisti Spagnoli ritennero che dava una quantità incostituzionale di autonomia alla Catalogna.
La Corte Costituzionale Spagnola (che ha molte sedi a favore del PP) analizzò la costituzionalità di questi articoli controversi e alla fine presentò le sue conclusioni il 9 Luglio 2010. Quattordici sono stati rielaborati e ventisette reinterpretati. Una folla senza precedenti di almeno 1 milione e 200 mila manifestanti occuparono le strade di Barcellona il giorno seguente in una delle più grandi marce di protesta mai viste prima, con lo slogan “Som una nació. Nosaltres decidim” (“Siamo una nazione. Noi decidiamo.”) RIUSCIRÀ MADRID A PRECLUDERE ai cittadini Catalani il sacrosanto diritto di poter decidere democraticamente del loro futuro?                                                                    Luca Reale

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