Ospedale di Alatri: pubblicato su “Frontiers in Oncology” un caso di melanoma primitivo dell’intestino tenue

TAC axial plan
I casi accertati a livello globale di questa forma tumorale sono estremamente rari. Il paziente è stato operato presso il nosocomio alatrense e il percorso clinico è stato al centro di una recente pubblicazione scientifica.
Un’emorragia improvvisa, un’anemia severa e, all’origine del quadro clinico, una diagnosi di quelle che si incontrano raramente nella pratica medica globale: un melanoma primitivo dell’intestino tenue, cioè un tumore originato direttamente nel tratto intestinale e non arrivato come metastasi da un melanoma della pelle o da un occhio.
È la storia clinica affrontata e risolta presso l’Ospedale ‘San Benedetto’ di Alatri, il cui percorso diagnostico e chirurgico è stato recentemente descritto in uno studio pubblicato sulla rivista internazionale “Frontiers in Oncology” grazie alla collaborazione tra professionisti della ASL di Frosinone e di diverse strutture universitarie.
Il caso, descritto nella letteratura scientifica internazionale in un numero esiguo di osservazioni al mondo, ha riguardato un paziente di 77 anni ricoverato nel reparto di Medicina di Alatri a seguito di un’emorragia gastrointestinale e di una severa anemia. Gli accertamenti diagnostici e radiologici hanno permesso di individuare una lesione localizzata nell’ileo prossimale.
L’intervento chirurgico, consistente in una laparoscopia esplorativa e nella rimozione del tratto intestinale interessato, è stato eseguito dal dr. Pierfrancesco Di Cello e dal dr. Raffaele Palmieri della UOC Chirurgia Generale Frosinone-Alatri. Quando si scopre un melanoma nell’intestino, i medici pensano quasi sempre a una metastasi partita da un neo sulla pelle o nell’occhio; dimostrare invece che il tumore è nato direttamente lì (cioè che è “primitivo”) richiede un lavoro investigativo medico molto complesso.
Dal punto di vista scientifico, la pubblicazione si è concentrata proprio su questo: sulle difficoltà della cosiddetta diagnosi differenziale – ovvero il complesso processo con cui i medici escludono tutte le altre ipotesi per capire esattamente di che malattia si tratti – e sulla necessità di un rigoroso iter di stadiazione, cioè l’insieme di esami avanzati (come TAC speciali e PET) necessari per verificare che il tumore non si sia diffuso altrove nel corpo.
L’articolo sottolinea quanto sia fondamentale combinare queste tecnologie con un’analisi microscopica approfondita dei tessuti per arrivare a una diagnosi certa e impostare le giuste cure. Il controllo clinico e strumentale a 24 mesi dall’intervento ha evidenziato l’assenza di recidiva di malattia.
Lo studio pubblicato su “Frontiers in Oncology” riporta i dettagli di questo percorso diagnostico e terapeutico. Il lavoro è firmato dal Chirurgo Generale dr. Pierfrancesco Di Cello (Unità di Chirurgia Generale Frosinone-Alatri), con il contributo del dr. Piero Luigi Alò (già Direttore della UOC Anatomia Patologica della ASL) e della dr.ssa Rosalba Cipriani (Direttore della Medicina Interna dell’Ospedale ‘S. Benedetto’ di Alatri).
Al lavoro scientifico hanno inoltre collaborato il prof. Luciano Izzo e i dr. Paolo Izzo dr.ssa Claudia De Intinis (Dipartimento di Chirurgia del Policlinico Umberto I), la dr.ssa Silvia Lai (Dipartimento di Medicina Traslazionale e di Precisione, Unità di Nefrologia della ‘Sapienza’ di Roma), i dr. Marcello Molle dr.ssa Sara Izzo (Unità di Chirurgia Plastica dell’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’) e la dr.ssa Daniela Messineo (Dipartimento di Scienze Radiologiche, Oncologia e Patologia della ‘Sapienza’ di Roma).
“È la dimostrazione concreta di quanto sia importante coniugare la ricerca scientifica con l’attività clinico-assistenziale: l’esperienza maturata quotidianamente nei nostri ospedali può trasformarsi in conoscenza condivisa e contribuire al progresso della medicina. È un percorso che la Direzione Strategica intende continuare a sostenere, valorizzando le competenze dei professionisti e le collaborazioni con il mondo universitario e della ricerca”, precisa la Direzione Strategica dell’Azienda Sanitaria Locale di Frosinone.

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