Cassino Stellantis, aprile nero: mai così ferma dal 1972. Sindacati e istituzioni in campo per salvare fabbrica e occupazione

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CASSINO – Un mese da consegnare agli annali industriali del territorio, ma per ragioni drammatiche. Aprile 2026 segna infatti il punto più basso nella storia produttiva dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano: zero giorni di lavoro, un record negativo assoluto dal 1972 ad oggi. E il quadro si aggrava ulteriormente con la comunicazione di altri due stop produttivi previsti per il 27 e 28 aprile, lasciando i cancelli ancora chiusi e alimentando timori sempre più forti sul futuro del sito cassinate.
Lo scenario appare desolante. Dall’inizio dell’anno, lo stabilimento ha registrato appena 17 giorni di attività, mentre la forza lavoro continua a ridursi, scendendo a circa 2.130 unità. Un’emorragia industriale che coinvolge non solo Stellantis, ma anche l’intero indotto, con la scadenza a fine mese degli appalti per Trasnova, Teknoservice e Logitech, realtà storicamente legate prima alla Fiat, poi a FCA e infine al gruppo Stellantis.
La UILM lancia l’allarme e alza la pressione in vista del tavolo cruciale del 28 aprile al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove si discuterà degli ammortizzatori sociali e del destino dei lavoratori delle aziende coinvolte. Il segretario generale UILM Frosinone, Gennaro D’Avino, parla senza mezzi termini di situazione critica: “Qui non si sta perdendo soltanto lavoro, ma si sta mettendo a rischio un intero sistema industriale, con pesanti conseguenze sociali ed economiche per tutto il territorio”.
D’Avino guarda anche alla data del 21 maggio, quando Stellantis presenterà il proprio piano industriale globale: una scadenza ritenuta decisiva per comprendere se e quali modelli produttivi verranno assegnati a Cassino, e se esistano ancora concrete possibilità di rilancio. La richiesta è chiara: servono investimenti certi, nuovi modelli e una strategia industriale trasparente.
Parallelamente, la Regione Lazio prova a muoversi sul piano istituzionale. La vicepresidente Roberta Angelilli, durante il confronto con il ministro Adolfo Urso, ha sollecitato un incontro diretto tra il ministro e il presidente Francesco Rocca per costruire una strategia di rilancio del sito, valutando anche l’ipotesi di investimenti da parte di soggetti terzi. Obiettivo: garantire continuità produttiva, tutela dell’indotto e salvaguardia dei livelli occupazionali.
Sulla stessa linea anche il commissario straordinario del Consorzio Industriale del Lazio, Raffaele Trequattrini, che definisce il confronto tra Regione e Governo “un passaggio istituzionale rilevante” per costruire una prospettiva condivisa per uno degli stabilimenti più strategici del Lazio.
Nel frattempo, tra operai, famiglie e territorio cresce l’angoscia. Cassino vive una delle fasi più difficili della sua storia industriale, sospesa tra speranze di rilancio e il rischio concreto di un progressivo smantellamento produttivo. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il futuro della fabbrica potrà ancora essere scritto o se il declino continuerà inesorabile.

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