L’eco della grande manifestazione del 20 marzo continua a risuonare tra le strade di Cassino, accompagnata da uno slogan diventato ormai simbolo di un’intera comunità: “Cassino non si tocca”. Un grido che non rappresenta soltanto una protesta, ma la fotografia di una crisi profonda che coinvolge lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano, l’indotto e più in generale l’intero tessuto economico del territorio.Proprio mentre la mobilitazione di lavoratori, sindacati e amministratori locali continua a tenere alta l’attenzione, dalla Regione Lazio arriva un primo segnale concreto: la convocazione di un tavolo dedicato all’automotive, chiamato ad affrontare una vertenza che viene ormai considerata la più grande crisi industriale del territorio.Per decenni l’industria automobilistica ha rappresentato una certezza per la cosiddetta terra di San Benedetto, ma oggi il settore vive una fase di forte rallentamento che rischia di trasformarsi in un declino strutturale. La mobilitazione delle ultime settimane ha avuto il merito di riportare il tema al centro del dibattito politico e istituzionale. Le federazioni dei metalmeccanici, insieme ai segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, hanno lanciato un appello alla Regione ottenendo in tempi rapidi la convocazione del tavolo. Un passaggio ritenuto importante, ma che ora dovrà tradursi in azioni concrete e continuative.
Dopo la discesa in campo compatta di operai, sindacati, associazioni datoriali e sindaci del Cassinate, il peso delle decisioni si sposta inevitabilmente sul piano politico. La Regione Lazio è chiamata infatti ad aprire una vertenza con il Governo in un passaggio decisivo che potrebbe influenzare direttamente le scelte della multinazionale Stellantis.
Un momento chiave sarà maggio, quando il gruppo presenterà il nuovo piano industriale. Da quelle decisioni dipenderà gran parte del futuro dello stabilimento di Piedimonte San Germano e di migliaia di famiglie che vivono grazie all’indotto dell’automotive.
Cassino arriva però a questo appuntamento con il peso di promesse disattese. Nel dicembre 2024 si parlava infatti di nuovi modelli ibridi e di un rilancio produttivo, ma quei progetti sono stati rinviati fino al 2028, un orizzonte temporale che il territorio fatica ad accettare.
Nel frattempo le linee produttive lavorano a ritmi ridotti e l’occupazione ne risente in maniera evidente. Per questo cresce la richiesta di affiancare ai modelli di fascia alta anche veicoli più accessibili, in grado di garantire volumi produttivi maggiori e una maggiore stabilità occupazionale.
Il messaggio che arriva dal territorio è chiaro: non è più il tempo delle attese. Serve una strategia immediata capace di affrontare l’emergenza attuale senza perdere di vista il futuro.
A ribadirlo è Enrico Coppotelli, segretario generale della Cisl Lazio:
«La vertenza Stellantis è una questione fondamentale per il Lazio perché rappresenta la più grande vertenza industriale e manifatturiera che abbiamo. Non esistono crisi di questa portata nella regione».
Coppotelli riconosce l’impegno della Regione sul fronte dello sviluppo, sottolineando il lavoro portato avanti dall’assessore Roberta Angelilli, ma invita anche a concentrare l’attenzione sulle emergenze occupazionali.
«Va bene pensare al domani – conclude – ma il tema vero è capire come gestire l’oggi, mettendo al centro le crisi aziendali e la tutela del lavoro».
Intanto, mentre le istituzioni si preparano al confronto con il Governo e con Stellantis, da Cassino continua a levarsi la stessa richiesta: risposte immediate per salvare uno dei pilastri industriali del Lazio. Perché il tempo delle promesse, nel cuore del Cassinate, sembra davvero finito
Stellantis, Cassino non si tocca: dopo il corteo la Regione convoca il tavolo sull’automotive. Sindacati: “È la vertenza industriale più grande del Lazio”
