DI ANTONIO CRISTIAN TANZILLI PER LA VALORIZZAZIONE DELLA FEDE CATTOLICA
Il Giovedì Santo rappresenta uno dei momenti più intensi e profondi della Settimana Santa, in cui la Chiesa cattolica rievoca l’evento centrale dell’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli. È il giorno in cui si apre ufficialmente il Triduo Pasquale, cuore pulsante della fede cristiana.
Secondo i Vangeli, durante l’Ultima Cena, Gesù Cristo si riunì con i dodici apostoli nel cenacolo di Gerusalemme. In quell’occasione, Egli compì gesti destinati a segnare per sempre la storia della salvezza: spezzò il pane e lo offrì ai discepoli dicendo “Questo è il mio corpo”, e poi prese il calice del vino affermando “Questo è il mio sangue”. Con queste parole istituì l’Eucaristia, sacramento fondamentale della vita cristiana.
Ma il Giovedì Santo non è solo memoria dell’Eucaristia. È anche il giorno in cui si ricorda l’istituzione del sacerdozio e il gesto straordinario della lavanda dei piedi. In un atto di umiltà e amore, Gesù si chinò davanti ai suoi discepoli, lavando loro i piedi, un gesto riservato agli schiavi. Tra loro c’era anche Giuda Iscariota, colui che di lì a poco lo avrebbe tradito.
Questo gesto assume un significato universale: invita ogni credente al servizio verso il prossimo, alla carità concreta, alla capacità di amare senza misura. È un messaggio potente che attraversa i secoli e continua a parlare all’uomo di oggi.
Nella liturgia del Giovedì Santo, la Messa “in Coena Domini” ripropone questi momenti con grande solennità. Al termine della celebrazione, il Santissimo Sacramento viene deposto in un luogo apposito, detto “sepolcro”, dove i fedeli si raccolgono in preghiera, ricordando l’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi.
Il Giovedì Santo è dunque un giorno di silenzio, contemplazione e amore. È l’inizio del cammino verso la croce, ma anche la rivelazione più grande di un Dio che si dona totalmente all’umanità.
Un invito, oggi più che mai, a riscoprire il valore del dono, del servizio e della comunione.
