Caso Salis, errore in Questura scatena il caos: controllo in hotel e telefonate d’urgenza ai leader della sinistra

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Nuove polemiche attorno alla vicenda che coinvolge l’europarlamentare di Alleanza Verdi Sinistra Ilaria Salis. Un semplice controllo di routine effettuato in un albergo nei pressi della stazione Termini a Roma si è trasformato in un caso politico e istituzionale dopo che in Questura nessuno si è accorto che il nome segnalato nel sistema corrispondeva proprio alla parlamentare europea. L’episodio è nato da una richiesta di accertamenti arrivata dalla Germania nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “Hammerbande”, un gruppo di estrema sinistra indagato per l’aggressione del 2023 a Budapest contro militanti neonazisti. Il nome di Salis compare ancora negli atti dell’indagine e per questo i magistrati tedeschi avevano diramato una nota di rintraccio a livello internazionale.
Quando nel sistema informatico delle strutture ricettive — il portale “Web Alloggiati” — è comparso il nominativo della cliente registrata in un hotel vicino a Termini, la segnalazione è stata trattata come una normale verifica. Due agenti del commissariato Viminale si sono così recati nella struttura per l’identificazione, senza che la sala operativa collegasse immediatamente il nome alla parlamentare europea.
Il controllo ha però innescato un effetto domino politico. In un primo momento Salis ha denunciato l’episodio sui social parlando di un clima da «regime» e collegando l’accaduto anche alle tensioni legate al corteo “No Kings” e al decreto Sicurezza.
La vicenda ha immediatamente attirato l’attenzione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha chiesto chiarimenti sulla falla nella catena di comando della Questura di Roma. A ricostruire l’accaduto è stato il capo della Polizia Vittorio Pisani, impegnato in una serie di telefonate per verificare quanto successo.
Per smorzare le tensioni politiche è intervenuto anche il questore di Roma Roberto Massucci, che ha incontrato i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, i primi a prendere le difese dell’europarlamentare. Lo stesso Pisani ha poi contattato i due esponenti politici per ricucire i rapporti e chiarire che non c’era stato alcun controllo mirato nei confronti di Salis.
Alla fine è emerso che l’intervento degli agenti è stato un semplice accertamento di routine e non un’azione preventiva nei confronti dell’eurodeputata, che gode dell’immunità parlamentare dopo l’elezione al Parlamento europeo nel 2024.

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