Fondi ai piccoli Comuni vicino alla ZES: due milioni l’anno per il “riequilibrio”, ma sui territori monta la protesta

GIANCARLO RIGHINI

Una misura presentata come intervento di riequilibrio territoriale, ma che per molti amministratori locali rischia di tradursi in poco più di un gesto simbolico. È la delibera attuativa prevista dalla legge regionale di stabilità 2026, sostenuta anche dal contributo del consigliere Tripodi, che introduce un fondo destinato ai piccoli Comuni collocati ai margini della ZES unica del Mezzogiorno.

Il provvedimento riguarda i Comuni con meno di 15 mila abitanti situati entro un raggio massimo di 25 chilometri dai territori delle regioni Abruzzo, Molise e Campania ricompresi nella ZES unica. L’obiettivo dichiarato è quello di compensare gli squilibri che potrebbero derivare dalla concentrazione di incentivi e opportunità economiche nelle aree direttamente inserite nella zona economica speciale.
La selezione dei beneficiari avverrà attraverso criteri definiti e verificabili, basati sui dati ufficiali ISTAT e su metodologie tecniche riconosciute per il calcolo della prossimità territoriale.
Le risorse previste ammontano a 2 milioni di euro l’anno per il triennio 2026-2028. I fondi saranno distribuiti tra i Comuni ammessi in proporzione alla popolazione residente, con la garanzia di un contributo minimo di 10 mila euro annui per ciascun ente. L’erogazione avverrà in un’unica soluzione, con l’intento di semplificare le procedure e consentire alle amministrazioni locali una programmazione più lineare delle attività.
Ma è proprio sull’entità delle risorse che si concentra la polemica. Se da un lato la Regione parla di un intervento non assistenziale ma di riequilibrio territoriale, dall’altro cresce il malumore tra amministratori e osservatori locali, che definiscono lo stanziamento insufficiente rispetto alle reali necessità delle aree interne.
Per molti si tratta di cifre che difficilmente potranno incidere sullo sviluppo di territori già segnati da spopolamento, carenza di servizi e fragilità economica. Due milioni di euro l’anno, suddivisi tra decine di Comuni, rischiano di trasformarsi in contributi minimi, incapaci di generare investimenti strutturali o politiche di rilancio.
E così, mentre la Regione rivendica l’intervento come misura di riequilibrio, sui territori cresce l’impressione che si tratti dell’ennesimo provvedimento annunciato con enfasi ma povero di sostanza.
C’è chi parla apertamente di “briciole”, chi accusa la politica di continuare ad ignorare le reali esigenze delle comunità locali e chi, con amara ironia, tira fuori una delle battute più celebri della tradizione italiana. Quella pronunciata da Totò rivolgendosi all’onorevole Trombetta:
«Ma mi faccia il piacere».

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