Il Comitato Spontaneo Caregiver Regione Lazio interviene con fermezza sull’Avviso pubblico relativo ai buoni servizio per la non autosufficienza, finanziati con fondi del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), sollevando una critica netta e circostanziata su uno dei passaggi più controversi del provvedimento: il punto 12, che disciplina le modalità di erogazione e liquidazione dei contributi. Nel mirino dei caregiver, in particolare, la previsione secondo cui il rimborso delle spese sostenute debba essere richiesto in un’unica soluzione, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2027 e il 28 febbraio 2027, includendo tutte le mensilità di fruizione dei servizi. Una modalità che, “snatura profondamente la finalità stessa della misura”. “Si tratta – evidenziano i rappresentanti dei caregiver – di un’impostazione che obbliga le famiglie ad anticipare integralmente i costi dell’assistenza per mesi, se non per un intero anno. Una condizione insostenibile per la maggior parte dei nuclei familiari, soprattutto per quelli con ISEE basso, che sono esattamente i destinatari principali dell’intervento”. La critica non è solo sociale, ma anche giuridica. Secondo il Comitato, il meccanismo previsto rischia di entrare in contrasto con i principi di equità sostanziale e di accesso universale alle misure di welfare, oltre che con le finalità stesse dei fondi FSE+, che dovrebbero rimuovere – e non introdurre – ostacoli economici. “Così facendo – si legge nella nota – si introduce una barriera all’ingresso che seleziona i beneficiari non in base al bisogno, ma alla disponibilità economica immediata. In altre parole: chi può anticipare avrà accesso al beneficio, chi non può resterà escluso. Non è questa la giustizia sociale che le politiche pubbliche dovrebbero garantire”. Le conseguenze, secondo i caregiver, rischiano di essere pesanti e immediate. Molte famiglie potrebbero rinunciare a partecipare all’Avviso, consapevoli di non poter sostenere i costi anticipati. Un effetto che si tradurrebbe, concretamente, in una riduzione dell’assistenza per persone non autosufficienti e in una compressione delle opportunità di inclusione sociale. Particolarmente delicata la situazione dei minori con disabilità. “Ci sono bambini e ragazzi – sottolinea il Comitato – che già vivono condizioni difficili e che trovano nei centri diurni spazi fondamentali di socialità e crescita. Privarli anche di queste esperienze, per ragioni economiche, è una responsabilità che non può essere ignorata”. A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge la questione dei tempi necessari per ottenere la valutazione U.V.M., spesso superiori ai 60 giorni. Un elemento che rischia di impedire a molti cittadini di completare la domanda nei tempi previsti, rendendo di fatto inaccessibile la misura. Il ComitatoSpontaneoCaregiverRegioneLazio rivolge quindi un appello diretto all’Assessore regionale all’Inclusione sociale e Servizi alla persona, Massimiliano Maselli, chiedendo una revisione urgente dell’Avviso.
“La soluzione è semplice e già sperimentata: ripristinare modalità di rimborso mensile, basate sulla rendicontazione delle spese effettivamente sostenute. Solo così si può garantire una reale accessibilità della misura e il rispetto dei principi di equità”.
in un contesto economico già segnato dall’aumento del costo della vita e dalla crescente difficoltà delle famiglie ad arrivare a fine mese, il rischio – avvertono i caregiver – è che una misura nata per sostenere i più fragili finisca, paradossalmente, per escluderli. “Se non si interviene subito – concludono – questo Avviso rischia di trasformarsi in un’occasione mancata. E, soprattutto, in un’ingiustizia sociale che il nostro territorio non può permettersi”.
