Affonda la propaganda, il decreto bollette già vecchio prima di nascere

POMPA BENZINA

La propaganda di Giorgia Meloni si infrange contro la realtà dei mercati energetici. Il decreto bollette, presentato dalla presidente del Consiglio il 18 febbraio scorso con toni trionfalistici, sembra già superato dagli eventi prima ancora di entrare pienamente in vigore.
Il provvedimento, pensato per contenere l’aumento dei prezzi di elettricità e gas, rischia di rivelarsi un’arma spuntata. La chiusura dello stretto di Hormuz e le speculazioni finanziarie sul prezzo del gas mettono a rischio i 5 miliardi di euro stanziati dal governo per famiglie e imprese. Il decreto, infatti, appare incapace di fronteggiare rincari improvvisi su benzina, diesel e bollette, che già segnano livelli record.
A confermarlo, nelle audizioni parlamentari, è stato il vicepremier Matteo Salvini: l’aumento dei costi potrebbe paralizzare i cantieri, comprese le opere a lui più care, come il ponte di Messina. Un’ammissione che evidenzia l’inadeguatezza del provvedimento, varato da un Consiglio dei Ministri di cui Salvini stesso faceva parte.
Arera ha fotografato le quotazioni del gas di febbraio a 35,21 euro al megawattora, un dato già superato dagli eventi attuali. La sensazione è quella di un farmaco assunto fuori tempo massimo: l’intento politico, lanciato come soluzione immediata, rischia di essere consumato in fretta dalla realtà dei mercati energetici.
Il decreto bollette, dunque, lascia emergere un limite chiaro: la propaganda può illudere per qualche giorno, ma non ferma i rincari né le dinamiche globali del petrolio e del gas.

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