Di Augusto D’ Ambrogio .
Un silenzio che pesa come un macigno sul presente e sul futuro dello stabilimento Stellantis di Cassino e dell’intero tessuto industriale del Basso Lazio. È quello che i sindacati definiscono ormai senza mezzi termini intollerabile, tanto sul fronte delle vertenze aperte che coinvolgono Trasnova, Teknoservice e Logitech, quanto sulla missione produttiva del sito cassinate, sempre più avvolta da incertezze, rinvii e annunci privi di riscontri concreti.
I cancelli restano quasi sempre chiusi, la produzione procede a singhiozzo e per migliaia di operai, sia della fabbrica principale sia dell’indotto, la normalità è diventata quella delle ferie forzate e dei lunghi periodi di inattività. Una condizione che non incide soltanto sul reddito delle famiglie coinvolte, ma che finisce per paralizzare il potere d’acquisto e aggravare una crisi economica già profonda in un’area fragile come il Basso Lazio.
I numeri restituiscono con crudezza la dimensione del problema: nel solo mese di gennaio, nello stabilimento di Cassino si sono registrati appena quattro giorni di lavoro effettivo. Il continuo ricorso ai fermi produttivi tiene migliaia di lavoratori sospesi in un limbo fatto di ammortizzatori sociali, attese e promesse mai tradotte in certezze operative.
Anche le rassicurazioni arrivate dal Ministero sul restyling del Grecale e sulle nuove versioni Alfa, che dovrebbero garantire continuità industriale e carichi di lavoro, restano confinate in una dimensione astratta. Mancano date, un cronoprogramma definito e soprattutto un orizzonte temporale credibile su cui costruire prospettive occupazionali stabili.
A denunciare con forza questa situazione è la UILM, che chiede di rompere immediatamente l’impasse. Il segretario provinciale Gennaro D’Avino non usa giri di parole e mette nero su bianco la gravità del momento: «Ad oggi non è stata ancora confermata alcuna data per l’incontro tra Trasnova, Teknoservice e Logitech. Nel frattempo lo stabilimento è fermo e i lavoratori e le lavoratrici vivono una condizione drammatica, fatta di totale incertezza sul futuro occupazionale e reddituale. È inaccettabile che, a fronte di una crisi così grave, continui a mancare un confronto chiaro e tempestivo tra tutte le parti coinvolte».
Un grido d’allarme che chiama in causa azienda, istituzioni e Governo, mentre il tempo scorre e il rischio è che l’inerzia si trasformi in un danno irreversibile per uno dei poli industriali più importanti del Centro Italia.
