Frosinone, la crisi non si chiude: Mastrangeli valuta le dimissioni e torna lo spettro delle elezioni anticipate

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La crisi politica al Comune di Frosinone continua a serpeggiare senza trovare una soluzione definitiva. Il sindaco Riccardo Mastrangeli, al termine della seduta consiliare di giovedì scorso, ha rimesso sul tavolo l’ipotesi più dirompente: le elezioni anticipate. Una possibilità tutt’altro che teorica, sulla quale il primo cittadino starebbe riflettendo da settimane.
«Ho 16 giorni di tempo per decidere se andare alle elezioni anticipate la prossima primavera», avrebbe confidato Mastrangeli ai suoi fedelissimi. Tradotto: se il sindaco dovesse rassegnare le dimissioni entro la fine di gennaio, Frosinone tornerebbe alle urne già in primavera. Una mossa che appare sempre meno come una provocazione e sempre più come una reale opzione politica.
Giovedì, dopo quattro sedute consecutive sciolte per mancanza del numero legale, la maggioranza è riuscita a ritrovare i numeri necessari, approvando tutte le delibere all’ordine del giorno. Ma proprio sull’ultimo punto in discussione, i fantasmi della crisi sono tornati ad allungarsi sull’Aula consiliare.
Il nodo era il permesso di costruire in deroga al Piano regolatore generale per il cambio di destinazione d’uso di un immobile in via Cesare Ricci, da insediamento produttivo a uffici pubblici, destinati ad ospitare la sede dell’Archivio di Stato di Frosinone. Un tema delicato, che ha acceso un confronto politico tutt’altro che banale.
A chiedere chiarimenti e approfondimenti sono stati Anselmo Pizzutelli (lista Mastrangeli), Domenico Marzi (lista Marzi), Angelo Pizzutelli (PD) e Vincenzo Iacovissi (PSI). Il primo a proporre formalmente il ritiro del punto è stato Andrea Turriziani del Polo Civico, seguito da Sergio Crescenzi di Fratelli d’Italia. Una possibilità alla quale lo stesso sindaco inizialmente non aveva chiuso, salvo poi cambiare posizione.
Mastrangeli ha infatti sottolineato come Frosinone rischiasse di perdere un’occasione strategica, con l’Archivio di Stato pronto, in caso di stallo, a valutare sedi alternative. Dopo un confronto con il presidente del Consiglio comunale Massimiliano Tagliaferri, indipendente, che lo ha invitato a procedere, la decisione è stata quella di andare avanti con la votazione.
Nel frattempo Claudio Capparelli (Polo Civico) ha chiarito che, pur ritenendo opportuno un maggiore approfondimento, il suo gruppo non avrebbe fatto mancare il voto favorevole. I numeri, dunque, c’erano. Ma Franco Carfagna ha anticipato l’esito politico più rilevante: Fratelli d’Italia si sarebbe astenuta.
Il verdetto finale ha certificato una spaccatura che va ben oltre il singolo provvedimento: 12 voti favorevoli, 9 contrari e 5 astenuti, con Fratelli d’Italia compatta sull’astensione. La delibera è passata, ma il segnale politico è stato pesantissimo. In casa Lega e nella cerchia più vicina al sindaco, l’atteggiamento di FdI è stato vissuto come l’ennesima conferma di una maggioranza solo formale.
C’è chi legge il risultato come un bicchiere mezzo pieno — senza l’astensione la delibera sarebbe potuta cadere — e chi, come Mastrangeli, lo vede decisamente mezzo vuoto. Perché l’astensione, pur consentendo l’approvazione, certifica l’assenza di una linea politica condivisa.
A rendere ancora più esplicita la frattura è stato il presidente dell’Aula Massimiliano Tagliaferri, che non ha nascosto il suo giudizio: «In Consiglio la linea di Trancassini non si è vista», una stoccata diretta al gruppo di Fratelli d’Italia e alla sua strategia. Per Tagliaferri, come per il sindaco, la posizione del partito non è cambiata e la crisi, di fatto, resta tutta aperta.
Con lo spettro delle elezioni anticipate che torna ad aleggiare su Palazzo Munari, Frosinone si avvia verso settimane decisive. Sedici giorni per scegliere se tentare l’ennesimo rattoppo politico o staccare la spina e restituire la parola agli elettori. Una scelta che potrebbe cambiare radicalmente il futuro amministrativo della città.

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