Frosinone, il giorno della resa dei conti: vertice nazionale per una maggioranza ormai in frantumi

Il Sindaco Mastrangeli firma il protocollo

Ci siamo. È il giorno della resa dei conti nella crisi politica che da settimane paralizza il Comune di Frosinone. La maggioranza che sostiene il sindaco Riccardo Mastrangeli è di fatto in frantumi e l’incontro in programma oggi alla Camera dei Deputati tra i vertici nazionali e locali di Fratelli d’Italia e Lega rappresenta un passaggio obbligato, ma non necessariamente risolutivo.Al tavolo siederanno i parlamentari di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini, coordinatore regionale che ha fortemente voluto la riunione, e Massimo Ruspandini, presidente provinciale del partito, insieme al sindaco Mastrangeli. Per la Lega saranno presenti il sottosegretario Claudio Durigon, vicesegretario nazionale del Carroccio, e il deputato Nicola Ottaviani, coordinatore provinciale e già primo cittadino per due mandati.
Il summit arriva dopo l’atto che ha fatto precipitare una situazione già ampiamente compromessa: la revoca delle deleghe agli assessori di Fratelli d’Italia, Turriziani e Geralico. Una decisione assunta dal sindaco in risposta alla scelta di Fratelli d’Italia che, insieme alla minoranza, ha fatto mancare il numero legale nell’ultimo Consiglio comunale. Un passaggio che ha certificato la rottura politica e istituzionale all’interno della coalizione.
Sul tavolo dell’incontro romano ci sono tutte le ipotesi possibili: dall’azzeramento della giunta a un rimpasto profondo, fino a scenari di totale discontinuità politica. Ma i margini di manovra appaiono strettissimi. Fratelli d’Italia, il Polo Civico e il presidente del Consiglio comunale Massimiliano Tagliaferri non sembrano disposti a fare passi indietro. Le sedute consiliari consecutive saltate per mancanza del numero legale certificano una realtà politica inoppugnabile: senza questo blocco, la maggioranza semplicemente non esiste più.
Dall’altra parte, la Lega e il sindaco Mastrangeli appaiono poco inclini ad accettare soluzioni che comportino l’uscita di uno o più assessori attuali o una redistribuzione degli equilibri di governo a favore degli ex alleati. Una distanza che, allo stato, sembra difficilmente colmabile.
Resta sullo sfondo l’ipotesi più traumatica: le dimissioni e il ritorno alle urne. Un’eventualità evocata dallo stesso Mastrangeli nella lettera indirizzata a Paolo Trancassini e ai vertici di Fratelli d’Italia, ma giudicata inaccettabile nei termini di un ultimatum politico. Anche perché il fattore tempo è decisivo: sciogliere il Consiglio entro gennaio significherebbe tornare al voto in primavera; oltre quella scadenza scatterebbe un lungo periodo di commissariamento. Un’ombra che incombe su Palazzo Munari mentre la politica locale gioca la sua partita più delicata.   Foto archivio

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