Il Papa apre il 2026 alla speranza: “Da schiavi a liberi, costruiamo insieme un mondo senza violenza”

papa leone xiv

Di Augusto D’ Ambrogio.
Insieme possiamo costruire un mondo nuovo, privo di violenza: da schiavi a liberi, da uomini che vivono nella paura a figli di un Padre che insegna a sperare, da prigionieri dell’egoismo ad artigiani di riconciliazione. È questo il messaggio con cui si apre il 2026, affidato alle parole del Papa nella Messa per la Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio, celebrata nella Basilica di San Pietro in occasione della 59ª Giornata Mondiale della Pace.
Un invito forte, quello del Pontefice, a fare memoria e a diventare testimoni delle trasformazioni che Dio ha operato nei cuori durante il Giubileo, ma anche a lasciare che il Bambino nato nella grotta di Betlemme, “disarmato e disarmante”, continui a convertire menti e cuori. Un richiamo già espresso nel messaggio per la Giornata della Pace e ribadito con decisione nell’omelia del primo giorno dell’anno.
Il nuovo anno, ha sottolineato il Papa, chiede di essere vissuto nella libertà, come accadde al popolo d’Israele uscito dall’Egitto: alle spalle sicurezza e stabilità, davanti un cammino incerto ma illuminato dalla fedeltà di Dio. Un Dio che non permette all’uomo di barattare la propria dignità e che continuamente lo rimette in cammino, rendendo ogni giorno possibile l’inizio di una vita nuova.
Grazie all’amore generoso e alla misericordia del Signore, ha spiegato il Pontefice, è bello pensare all’anno che inizia come a un cammino aperto, tutto da scoprire: un percorso in cui avventurarsi per grazia, liberi e portatori di libertà, capaci di perdono e fiduciosi nella vicinanza di Dio che non abbandona mai.
Proprio questa vicinanza rappresenta uno dei segni più concreti che il Giubileo può lasciare nel 2026, un anno in cui — come ricordato dal Papa nei primi Vespri del 31 dicembre, ispirandosi al Magnificat di Maria — si può continuare a credere che il mondo va avanti grazie alla speranza di tante persone semplici, spesso sconosciute, ma mai dimenticate da Dio.
Contemplando la maternità di Maria, il Pontefice ha invitato i fedeli a soffermarsi su due realtà immense: quella di un Dio che rinuncia a ogni privilegio e si fa bambino, e quella di una donna che accoglie pienamente il suo disegno. È così che si può guardare al Bambino di Betlemme, nudo e indifeso, e tornare alla vera scuola della pace.
Il mondo, ha concluso il Papa, non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo o eliminando i fratelli. Si salva piuttosto nello sforzo instancabile di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura. Un programma esigente, ma necessario, per un anno che si apre sotto il segno della speranza.

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