Il provvedimento approvato a Bruxelles che apre alla possibilità di mantenere i motori endotermici oltre il 2035, purché alimentati da biofuel o supportati da tecnologie ibride, non convince pienamente il mondo industriale. Se da un lato la direzione imboccata dall’Unione europea viene letta come un primo, timido passo verso la neutralità tecnologica, dall’altro il giudizio resta severo: si tratta di una “mezza svolta” considerata insufficiente ad affrontare le sfide reali del comparto automotive.
Una posizione già espressa dal presidente nazionale di Confindustria, Emanuele Orsini, e pienamente condivisa anche a livello territoriale. A Cassino, uno dei poli simbolo dell’industria automobilistica italiana, il presidente di Unindustria Cassino, Vittorio Celletti, non usa mezzi termini: «Queste misure non sono abbastanza incisive per tutelare la competitività dell’industria automobilistica italiana ed europea».
Secondo Celletti è necessario un ripensamento profondo del Green Deal europeo. «È evidente – afferma – che finora l’ideologia è stata anteposta al realismo economico. Obiettivi troppo ambiziosi e tempi eccessivamente ristretti rischiano di mettere in pericolo centinaia di migliaia di posti di lavoro, non solo nelle fabbriche dei costruttori, ma anche lungo l’intera filiera dell’indotto».
Nel suo intervento, il presidente di Unindustria Cassino richiama anche il pensiero di Sergio Marchionne, tornato oggi di grande attualità. L’ex numero uno di Fiat Chrysler sosteneva che l’auto elettrica rappresenti certamente un progresso tecnologico importante, ma non possa essere considerata una soluzione universale. «La mobilità sostenibile – ribadisce Celletti – richiede un approccio realistico, basato su tecnologie diverse, infrastrutture adeguate e un mix di soluzioni integrate. Non esistono formule magiche: serve pragmatismo».
Unindustria Cassino rivendica proprio questo approccio come linea guida della propria azione: garantire continuità produttiva e sviluppo tecnologico all’industria automobilistica anche in Italia, affinché continui a generare valore, occupazione e innovazione.
Da qui le richieste avanzate al legislatore e condivise da Confindustria: azzerare le multe previste per i costruttori che non riusciranno a rispettare i vincoli sulle emissioni di CO₂, invece di limitarsi a una loro diluizione; rivedere il cronoprogramma della transizione ecologica per renderla sostenibile e non traumatica; affiancare alle regole ambientali vere politiche industriali, fatte di incentivi, investimenti in infrastrutture e programmi di formazione.
Il messaggio che arriva da Cassino è netto: no alle mezze misure che rischiano di aumentare incertezze e complessità. Servono scelte chiare e compiute, capaci di riportare la partita sul terreno della competitività e dell’innovazione, l’unico vero campo da gioco per il futuro dell’automotive europeo.
Cassino, automotive. Motori endotermici oltre il 2035: l’industria resta critica sulle scelte europee
