Buoni Servizio per la Non Autosufficienza nel Lazio: cresce la preoccupazione per le nuove restrizioni

ASSISTENZA ANZIANI

La situazione dei Buoni servizio per la non autosufficienza della Regione Lazio torna al centro dell’attenzione pubblica. Il sostegno, destinato a persone con disabilità di qualsiasi età e condizione familiare, rappresenta da anni un aiuto fondamentale per centinaia di nuclei che necessitano di assistenza quotidiana. Tuttavia, dopo un periodo di erogazione puntuale e regolare, il sistema sembra essersi incrinato.
Dalla puntualità ai ritardi: un cambiamento inspiegabile
Fino a due anni fa, il contributo veniva erogato senza interruzioni e con tempistiche certe. Già lo scorso anno, però, si è registrato un arresto improvviso e immotivato del meccanismo di pubblicazione del bando. La procedura è andata avanti a intermittenza per mesi, fino a concludersi con un contestato click day durato appena due ore. Una finestra temporale troppo ristretta, che ha favorito soltanto chi era già a conoscenza della data di apertura, penalizzando molte famiglie ignare del termine.
Le nuove ipotesi di esclusione: il timore di un precedente pericoloso
Per il 2025, secondo le informazioni che circolano negli ambienti competenti, si prospetterebbe una scelta ancora più problematica: limitare l’accesso ai Buoni a due sole categorie di aventi diritto:
persone che non li hanno mai percepiti in passato,
soggetti che non ricevono alcun altro sussidio da altre amministrazioni.
La prima ipotesi configura un vulnus evidente: si tratterebbe infatti di una discriminazione senza precedenti, che contraddice la natura stessa del contributo, pensato come misura di sostegno continuativo e non come premio una tantum.
La seconda restrizione appare altrettanto discutibile. Molti cittadini non percepiscono altri contributi non per scelta o “agiatezza”, ma per ritardi burocratici, problemi amministrativi o mancanza di titoli specifici. Essere in attesa di un sussidio, infatti, rientra pienamente nell’esercizio di un diritto, e le difficoltà procedurali non dovrebbero ricadere su altri aventi diritto a una diversa misura di sostegno.
“Soldi in più”? Una lettura superficiale
C’è chi ritiene che i Buoni per la non autosufficienza siano soltanto “soldi in più”, dunque non essenziali. Una valutazione che molte famiglie definiscono superficiale e lontana dalla realtà.
La verità è che, per chi vive accanto a persone non autosufficienti, questi contributi rappresentano un supporto concreto per far fronte ai costi dell’assistenza quotidiana. Anche laddove siano presenti altre forme di sostegno — come il SAISA o analoghi contributi — le cifre erogate non risultano sufficienti a coprire le spese del personale qualificato necessario. È per questo che i Buoni diventano un tassello fondamentale nel bilancio di tante famiglie già provate da situazioni di dolore, ansia e precarietà.
Un problema che riguarda tutti: gestione dei fondi pubblici e trasparenza
Sebbene il problema coinvolga direttamente un numero limitato di cittadini, la questione riguarda l’intera collettività. La gestione dei fondi pubblici deve avvenire con criteri di trasparenza, equità e continuità. Ogni modifica che incide sui diritti acquisiti o riduce la platea dei beneficiari deve essere adeguatamente motivata e comunicata in maniera chiara.
L’ipotesi del ricorso
Nel caso in cui le ipotesi circolate dovessero concretizzarsi, resta aperta la strada del ricorso al TAR del Lazio o ad altre sedi competenti. Una tutela che potrebbe rivelarsi necessaria per evitare un precedente che metterebbe a rischio la stabilità di uno strumento di sostegno essenziale.

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