Roma — È nato in queste settimane un nuovo gruppo spontaneo di caregiver residenti nella Regione Lazio, composto esclusivamente da semplici cittadini. Nessuna appartenenza politica, nessuna sigla sindacale alle spalle, nessun legame con associazioni di settore: un’iniziativa totalmente indipendente e apartitica, creata da chi vive ogni giorno la realtà della disabilità e dell’assistenza familiare.
Lo scopo del gruppo è chiaro e dichiarato: far sentire la propria voce all’Ufficio Direzione Inclusione Sociale della Regione Lazio, luogo in cui — denunciano — “si prendono decisioni che impattano sulla vita delle persone con disabilità senza coinvolgere davvero chi quella vita la conosce e la sostiene quotidianamente”.
La preoccupazione è altissima. Manca meno di un mese alla scadenza delle 12 mensilità dei Buoni per la Non Autosufficienza e almeno 100 famiglie del Lazio — ma la platea reale è molto più ampia — vivono oggi nell’incertezza e nello sconforto. Il nuovo bando non è stato ancora pubblicato e non ci sono comunicazioni ufficiali su tempi, modalità o criteri di accesso.
A far crescere l’ansia sono soprattutto i rumors provenienti dal Palazzo della Pisana. Secondo le indiscrezioni, il prossimo bando potrebbe introdurre criteri radicalmente diversi dagli anni precedenti. Tra le ipotesi che circolano con insistenza:
turnazione dei beneficiari,
mancata continuità — i buoni potrebbero non essere più garantiti a chi li ha già ricevuti,
priorità a chi non ha mai avuto accesso,
esclusione di chi percepisce altri sussidi,
un’impostazione che, secondo i caregiver, non tiene conto della realtà sul territorio. Molti dei sussidi alternativi, infatti, non vengono erogati non perché non necessari, ma perché caratterizzati da budget insufficienti o requisiti troppo restrittivi.
“Così si rischia di creare disabilità di serie A e di serie B — affermano i promotori del gruppo — mentre il nostro obiettivo è esattamente il contrario: garantire equità, continuità e diritti a tutti”.
Il gruppo sottolinea l’impatto concreto che i Buoni per la Non Autosufficienza hanno sul tessuto sociale ed economico della regione. Grazie al contributo:
le persone con disabilità possono beneficiare di più ore di assistenza, con un evidente miglioramento della qualità della vita;
i caregiver familiari ottengono un alleggerimento del carico di cura, con ricadute positive sulla loro salute e sulla loro possibilità di mantenere un equilibrio familiare;
i caregiver lavoratori possono continuare a tenere il proprio posto di lavoro, evitando licenziamenti o dimissioni forzate;
gli assistenti familiari — spesso lavoratori fragili a loro volta — possono contare su redditi stabili, redditi che verrebbero compromessi dai nuovi criteri ipotizzati. In alcuni casi, temono addirittura di ritrovarsi con stipendi dimezzati o, nei casi più estremi, disoccupati da un giorno all’altro.
“Stiamo parlando di vite vere, non di numeri — sottolineano dal gruppo —. Le decisioni prese senza ascolto rischiano di mettere in ginocchio famiglie già stremate”. “Non vogliamo scontri né bandiere — spiegano i portavoce del gruppo — vogliamo essere ascoltati. Le decisioni che riguardano la disabilità devono essere condivise con chi ogni giorno affronta problemi reali, non decise da uffici o sigle che non coinvolgono chi vive queste situazioni sulla propria pelle”.
Nel frattempo, l’ansia cresce: il tempo stringe e le famiglie attendono risposte che, per ora, non arrivano.
Comunicato stampa a firma del Comitato spontaneo Caregiver Regione Lazio
Foto archivio
Siamo cittadini, non bandiere. Vogliamo essere ascoltati!”
