Cassino, crisi Stellantis: la FIOM chiede un’integrazione al reddito per i lavoratori

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Ancora stop produttivi nello stabilimento Stellantis di Cassino, simbolo di una crisi industriale che continua a pesare sull’intero territorio del Basso Lazio. Nessun rientro previsto per domani nelle linee di montaggio, che dovevano riaccendersi dopo giorni di fermo. La direzione aziendale ha comunicato che la ripartenza del reparto è stata posticipata a mercoledì, mentre lastratura e verniciatura dovrebbero riprendere domani.
La situazione resta tutt’altro che rassicurante. Le vendite dei modelli Alfa Romeo Tonale e Giulia, insieme alla Maserati Grecale, viaggiano su volumi minimi, mentre l’avvio della produzione elettrica di Stelvio e Giulia è stato rinviato di almeno due anni. Un rallentamento che rischia di aggravare ulteriormente la già complessa fase che attraversa lo stabilimento cassinate.
Nel frattempo, l’accordo commerciale siglato dal gruppo con un produttore cinese apre le porte, secondo i sindacati, a un vero e proprio dumping interno, mettendo in difficoltà la filiera manifatturiera italiana. La FIOM sottolinea come Stellantis abbia già beneficiato di oltre 770 milioni di euro per incentivare l’uscita volontaria di circa 10 mila lavoratori, senza però investire in ricerca, sviluppo e nuovi progetti produttivi sul territorio.
Il sindacato chiede l’immediata attivazione di un piano industriale concreto per Cassino, denunciando l’assenza di una missione chiara per lo stabilimento. Al centro della vertenza anche la richiesta di un’integrazione al reddito per i lavoratori colpiti da cassa integrazione e contratti di solidarietà.
«È una misura necessaria – spiegano dalla FIOM – non solo per garantire dignità a chi ha visto crollare il proprio potere d’acquisto, ma anche per evitare che la transizione ecologica diventi una questione sociale irrisolta. Senza interventi concreti, il rischio è che a pagare il prezzo della trasformazione industriale siano ancora una volta solo gli operai e le loro famiglie».

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