Gaza, 48 ore per fuggire: bombe sugli sfollati, ucciso operatore di Medici senza Frontiere

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Di Augusto D’Ambrogio.

GAZA CITY – Ore di terrore nella Striscia di Gaza, dove Israele ha concesso ai civili appena 48 ore per abbandonare le proprie case e dirigersi verso sud. Una fuga disperata che ha già coinvolto circa 400.000 persone, mentre lungo il corridoio umanitario annunciato da Tel Aviv si registrano nuovi blocchi e bombardamenti.
Nelle ultime 24 ore almeno 60 palestinesi sono rimasti uccisi sotto i raid dell’aviazione israeliana. Le bombe hanno colpito anche le tende degli sfollati e l’area antistante un ospedale, nel quartiere di Al Jazeera, dove sono morte 15 persone e decine sono rimaste ferite. Un altro attacco ha costretto all’evacuazione forzata 40 piccoli pazienti dall’ospedale pediatrico.
Tra le vittime figura anche un operatore di Medici senza Frontiere, il tredicesimo membro della ong internazionale a perdere la vita dall’inizio del conflitto. L’organizzazione ha espresso “profondo cordoglio e indignazione”, ribadendo che gli ospedali e il personale sanitario “non possono essere un bersaglio di guerra”.
Sul piano politico, fanno discutere le parole del ministro israeliano delle Finanze Bezalel Smotrich, che ha definito la situazione di Gaza “un Eldorado da spartire con gli Stati Uniti”, suscitando sconcerto e condanne a livello internazionale.
Intanto, una centina di organizzazioni umanitarie, tra cui Save the Children, ha lanciato un appello urgente ai leader mondiali e all’UNRWA, sottolineando il “disperato bisogno di rifornimenti” per la popolazione intrappolata sotto le bombe.
Anche Papa Leone è intervenuto, rinnovando l’appello al cessate il fuoco, al rilascio degli ostaggi e a una soluzione diplomatica basata sul rispetto dei diritti umanitari e del diritto internazionale.
La Striscia resta così intrappolata tra ordini di evacuazione impossibili da rispettare, ospedali al collasso e una comunità internazionale che fatica a imporre una tregua.

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