Il rapporto dopo due anni di conflitto: Gaza rasa al suolo, tank pronti a entrare
La parola che nessuno voleva pronunciare ora è scritta nero su bianco in un documento ufficiale delle Nazioni Unite: «genocidio». È la conclusione a cui è giunta la Commissione indipendente ONU dopo due anni di indagine sugli attacchi israeliani alla Striscia di Gaza.
Il rapporto denuncia una strategia sistematica di distruzione che ha colpito civili, infrastrutture, ospedali e scuole. Un bilancio drammatico che, secondo gli osservatori internazionali, non lascia spazio a interpretazioni: l’obiettivo non sarebbe solo militare, ma politico e demografico.
Mentre a New York si accende il dibattito diplomatico, sul campo la situazione precipita. Gaza City è sotto assedio, le bombe continuano a cadere e i tank israeliani sono schierati alle porte, pronti a entrare in quella che rischia di diventare una nuova fase dell’offensiva.
Al centro delle accuse c’è il premier israeliano Benjamin Netanyahu, indicato come il principale responsabile di una strategia volta a “uccidere quanti più palestinesi possibile”. Un’accusa durissima che apre scenari inediti sul piano internazionale, tra richieste di sanzioni e appelli per un cessate il fuoco immediato.
Intanto, il popolo palestinese resta intrappolato in un conflitto senza tregua. E la comunità internazionale si trova di fronte a una domanda che non può più eludere: quanto ancora potrà restare in silenzio davanti a un genocidio dichiarato?
È genocidio»: la Commissione ONU accusa Israele
