Ceprano – Il Tribunale Amministrativo Regionale ha annullato l’ordinanza con cui il sindaco Colucci aveva disposto il divieto di caccia al cinghiale nel territorio comunale. Una decisione che, secondo i giudici, presenta diverse criticità sotto il profilo amministrativo e procedurale.
Nella sentenza, il TAR ha rilevato innanzitutto la mancanza di un’adeguata istruttoria, elemento essenziale per giustificare un provvedimento contingibile e urgente. Il Comune, inoltre, non avrebbe dimostrato di aver coinvolto per tempo gli enti competenti, a partire dalla Regione Lazio, prima di adottare il divieto.
I giudici hanno sottolineato anche la genericità delle motivazioni addotte dall’amministrazione, giudicate troppo vaghe nel richiamo alla pubblica incolumità e prive di supporto concreto nel riferimento al tavolo tecnico regionale. Non meno rilevante è stata la contraddittorietà del provvedimento: vietare la caccia ai cinghiali, infatti, è risultato in contrasto con gli stessi obiettivi di contenimento della peste suina africana, che prevedono la riduzione della presenza degli animali anche nelle aree urbanizzate.
La bocciatura non ha solo un riflesso amministrativo, ma anche politico. Il movimento Ceprano Futura parla di “incapacità gestionale” da parte della giunta Colucci, definendo la sentenza una vera e propria “sconfitta” per l’amministrazione. “Il sindaco – sostengono – si trova smentito nei fatti e costretto a incassare una condanna non solo politica, ma anche economica”.
Infatti, il Comune dovrà provvedere al pagamento delle spese processuali a favore del ricorrente, con un ulteriore aggravio per le casse pubbliche.
La vicenda segna un punto critico per l’amministrazione comunale, che ora dovrà ridefinire le proprie strategie di gestione dell’emergenza cinghiali, in raccordo con le autorità regionali e nazionali.
