Di Augusto D’Ambrogio.
Le località balneari italiane stanno vivendo un’estate difficile. Gli albergatori lamentano un calo significativo delle presenze, mentre i gestori degli stabilimenti balneari parlano apertamente di situazione “drammatica”. A pesare, secondo molti operatori, sono i prezzi elevati e la quasi totale privatizzazione delle spiagge, che scoraggiano turisti e famiglie.
Le tariffe di ombrelloni e lettini, in diversi tratti della costa, hanno raggiunto livelli considerati insostenibili da una parte consistente della clientela. Una tendenza che, unita al generale aumento del costo della vita, sembra aver inciso sulle scelte di vacanza, spingendo molti a ridurre la durata del soggiorno o a optare per mete alternative, in Italia e all’estero.
Alla difficoltà degli operatori si somma la condizione dei lavoratori del settore turistico, che denunciano salari sempre più bassi e contratti stagionali precari. A Rimini, anche i bagnini sono scesi in piazza per chiedere migliori condizioni economiche e lavorative.
Secondo le associazioni di categoria, senza un intervento mirato per calmierare i prezzi e garantire maggiore accesso alle spiagge libere, il rischio è quello di un’ulteriore contrazione del turismo balneare italiano, con ricadute pesanti sull’economia locale.
Turismo in crisi: spiagge semivuote, prezzi alle stelle e proteste dei lavoratori
