Di Augusto D’Ambrogio.
Frosinone è una città in ebollizione. Dopo tre anni di tensioni silenziose, la crisi politica è finalmente esplosa. E ciò che preoccupa non è tanto l’inevitabile scontro tra maggioranza e opposizione, quanto il collasso interno alla stessa coalizione di centrodestra che guida il Comune.
Il sindaco Riccardo Mastrangeli, eletto nel 2022 al ballottaggio, governa ormai con numeri risicati e una fiducia sempre più evanescente. Dei 22 consiglieri iniziali della coalizione, solo 16 continuano a sostenerlo, e tra questi spicca un dettaglio politico non secondario: la sua attuale sopravvivenza amministrativa dipende proprio da tre esponenti su quattro della lista civica dell’avvocato Marzi, suo diretto sfidante nel secondo turno di tre anni fa. Un paradosso che racconta più di mille parole lo stato comatoso di questa amministrazione.
La diagnosi più lucida arriva forse dal capogruppo socialista Vincenzo Iacovissi che parla di un vero e proprio “governo della non sfiducia”. Un’amministrazione che non cade, ma neppure governa. Bloccata, logorata da tensioni interne croniche, paralizzata da una maggioranza che non crede più nel suo stesso progetto.
L’ultima giunta comunale è stata la rappresentazione plastica della crisi. Fratelli d’Italia, partito di maggioranza relativa con cinque consiglieri, ha deciso di disertare la riunione e attaccare frontalmente il sindaco. Anche Massimiliano Tagliaferri, presidente del consiglio comunale, ha fatto trapelare i suoi malumori. Non siamo davanti a malintesi passeggeri, ma a una frattura politica profonda. Il bilancio? Impietoso: ben 15 consiglieri eletti nel centrodestra non condividono più l’operato della giunta.
Nel frattempo, l’opposizione — finora silenziosa — ha ritrovato voce e incisività. Il gruppo consiliare del Partito Democratico, con Norberto Venturi, Fabrizio Cristofari e Angelo Pizzutelli, denuncia apertamente l’inadeguatezza di questa amministrazione, chiedendo le dimissioni del sindaco Mastrangeli e un cambio di passo per una città stanca di vivere in un limbo istituzionale.
È lecito chiedersi quanto potrà durare ancora questa pantomima. Frosinone non può permettersi di restare ostaggio di giochi di potere, malumori personali e vendette incrociate. Servono scelte coraggiose e responsabili. Serve, soprattutto, un’amministrazione capace di governare con autorevolezza, e non di galleggiare per inerzia.
Perché se è vero che le crisi politiche fanno parte del gioco democratico, è altrettanto vero che a pagare il prezzo dell’instabilità — oggi — è solo la città.
