Di Antonio Cristian Tanzilli. Per la valorizzazione dei Santi.
Rosario Angelo Livatino nacque il 3 ottobre 1952 a Canicattì, in provincia di Agrigento, Sicilia. Dopo gli studi presso il liceo classico “Ugo Foscolo” conseguì la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Palermo nel 1975 con il massimo dei voti .
Carriera magistrale e dedizione al bene comune
Nel 1978 entra in magistratura e tra il 1979 e il 1989 è sostituto procuratore ad Agrigento, impegnandosi in particolare contro la mafia e la corruzione. Nel 1989 assume la funzione di giudice a latere a Agrigento. La sua attività giudiziaria portò a sequestri di beni e arresti di figure mafiose, guadagnandogli stima e rispetto anche tra gli imputati .
Fede e identità «sub tutela Dei»
Uomo di profonda spiritualità, Livatino considerava il suo lavoro come una vocazione cristiana. Su molti suoi effetti personali era scritto “sub tutela Dei”, espressione del suo impegno di vita e di servizio alla verità sotto la protezione di Dio .
Martirio e morte
Il 21 settembre 1990, mentre si recava al Tribunale lungo la SS 640 senza scorta, fu aggredito e ucciso da un commando della Stidda agrigentina, un’organizzazione mafiosa rivale di Cosa Nostra. Morì pochi giorni prima del suo 38º compleanno .
La testimonianza di Pietro Nava permise di individuare i responsabili, condannati all’ergastolo nel 1992 .
Processo di beatificazione
Il processo per la beatificazione fu avviato nel 1993 dal vescovo di Agrigento, e formalmente aperto nel 2011. Dopo anni di indagini e testimonianze, Papa Francesco riconobbe il suo martirio «in odium fidei» nel dicembre 2020 e lo proclamò beato il 9 maggio 2021, nella cattedrale di Agrigento, con la commemorazione liturgica il 29 ottobre. È il primo magistrato elevato agli onori degli altari nella storia della Chiesa cattolica .
Durante la cerimonia, fu esposta la camicia intrisa del suo sangue come reliquia, con su scritto “Codice Penale – Vangelo” .
Eredità e ispirazione
Papa Francesco definì Livatino “martire della giustizia e della fede”, esortando i cristiani a un impegno concreto nella vita pubblica, al di là della ritualità religiosa .
Il Centro Studi Rosario Livatino (fondato nel 2015) promuove il dialogo tra giustizia, professioni e fede, radicandosi nell’eredità del beato magistrato .
Perché Livatino conta ancora oggi?
Coerenza tra fede e lavoro Ha incarnato una Christian witness nel suo operato quotidiano.
Coraggio e integrità Non accettò la scorta per non gravare su famiglie altrui; affrontò la mafia con mitezza e fermezza .
Esempio ecumenico Ispira non solo la giustizia italiana ma chiunque creda nella dignità umana e nella lotta al sopruso.
Il Beato Rosario Livatino rimane una figura luminosa: testimone che l’impegno professionale può diventare servizio alla verità e alla dignità. Il suo martirio, riconosciuto come offerta suprema “in odium fidei”, continua a parlare a chi cerca modelli di responsabilità sociale, coraggio pacifico e fede vissuta nel quotidiano.
