DI AUGUSTO D’AMBROGIO.
“Sanità in ferie, cittadini allo sbaraglio”: la Ciociaria affonda sotto i tagli estivi. UGL Salute denuncia: reparti chiusi, posti letto tagliati, personale spremuto. E la politica? Sta a guardare.
Altro che ferie estive. In provincia di Frosinone i cittadini rischiano di pagare un prezzo salatissimo per l’assenza di una vera programmazione sanitaria. A lanciare l’allarme è l’UGL Salute, che con un comunicato durissimo smaschera una realtà ormai sotto gli occhi di tutti: la sanità ciociara è al collasso.
In queste settimane sono piovute disposizioni aziendali che parlano chiaro: reparti accorpati, ambulatori sospesi, posti letto tagliati, personale costretto a fare i salti mortali per coprire turni che non bastano mai. Il tutto giustificato con la solita scusa: “mancano gli operatori per le ferie”.
Ma davvero si può accettare che ogni estate, puntualmente, la sanità pubblica venga smantellata pezzo dopo pezzo? “È inaccettabile che per garantire le ferie – sacrosante – dei lavoratori, si metta a rischio la salute dei cittadini”, attacca l’UGL. Ma andiamo con ordine.
Il quadro è disastroso in tutti i presidi.
Alatri: stop all’attività ambulatoriale della Pediatria.
Frosinone: accorpati neonatologia e pediatria, sospese alcune attività e ridotto il servizio al minimo.
Sora: ridotti i posti letto in chirurgia, disattivata la degenza ortopedica (spostata a Cassino), con pazienti gravi destinati a un fantomatico “DEA di secondo livello”. Ma quale? Frosinone non lo è ufficialmente. E c’è da chiedersi: l’ortopedia a Frosinone esiste davvero o è solo sulla carta?
Cassino: chiusi gli unici 4 posti letto ORL per mancanza di medici, sospesa l’attività in Day Surgery per 10 giorni e ridotti i giorni di ambulatorio.
Ferentino: chiusura totale del Centro Diurno.
Nel frattempo, si alzano a 250 le ore di straordinario annuo per infermieri, tecnici, ostetriche, e persino per il personale in staff alla direzione strategica. Un’ipocrisia bella e buona: si chiudono i servizi al pubblico, ma si spremono ancora di più gli operatori, spesso già stremati.
Ma c’è di più. L’UGL denuncia un caso emblematico: un’infermiera con incarico sindacale, spostata dal pronto soccorso all’ufficio Project Manager Aziendale senza alcun titolo per ricoprire quel ruolo, e senza che sia stata attivata alcuna verifica della commissione CUG, come previsto in caso di mobilità per rischio burnout. Un caso che fa rumore e che solleva interrogativi inquietanti sulla gestione delle risorse umane.
“Prima di tagliare i servizi ai cittadini, si è valutato se ci siano infermieri e OSS in esubero negli uffici? È stata fatta una reale ricognizione del personale?” – si chiede il sindacato. La risposta, evidentemente, è no.
Una provincia dimenticata dalla politica.
La verità è semplice e drammatica: in Ciociaria la sanità pubblica viene gestita come un’azienda in perdita, e ogni estate si replica la solita farsa, con i cittadini costretti a fare i conti con una rete ospedaliera a pezzi, reparti fantasma e personale allo stremo.
A questo punto non si può più tacere: dov’è la politica locale? Dove sono i consiglieri regionali, i parlamentari, i sindaci? Perché nessuno alza la voce davanti a una situazione tanto grave quanto vergognosa?
“Chi governa la sanità frusinate – conclude l’UGL – lo fa scandalosamente, sulla pelle di chi lavora e di chi ha bisogno di cure. Ma la sanità pubblica non è una cortesia, è un diritto. E i cittadini la pagano con le tasse. Non è accettabile che ogni estate venga ridotta a un servizio a chiamata, come se si potesse scegliere quando ammalarsi.”
Un grido d’allarme che non può essere ignorato.
Quello lanciato dall’UGL Salute non è solo un comunicato sindacale, è un atto d’accusa politico e civile. Perché quando la sanità si ferma, a pagarne il prezzo sono i più deboli: bambini, anziani, pazienti cronici, famiglie lasciate sole.
E mentre i palazzi del potere fanno finta di nulla, in provincia di Frosinone la sanità pubblica rischia il fallimento. Serve un’inversione di rotta, e serve ora. Prima che la prossima estate sia ancora peggiore. O che sia troppo tardi.
