Gaza, ancora sangue tra i civili. Il Papa: “Il mondo non sopporta più la barbarie”

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di  Augusto D’Ambrogio 

Striscia di Gaza – Non si ferma l’escalation di violenza nel conflitto israelo-palestinese. Almeno 84 persone sono morte nei nuovi raid aerei israeliani, secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie locali. Tra le vittime, 73 civili che si trovavano in attesa degli aiuti umanitari. L’IDF – le Forze di Difesa Israeliane – ha esteso le operazioni fino al centro della Striscia di Gaza, una mossa militare che segna un ulteriore allargamento del conflitto.

Nel frattempo, si infiamma il dibattito internazionale sulla presunta deportazione forzata della popolazione palestinese. Lo stesso Papa Leone XIV, da Castel Gandolfo, durante il consueto Angelus domenicale, ha pronunciato parole di straordinaria nettezza, inusuali nel linguaggio solitamente prudente della diplomazia vaticana.

“Il mondo non sopporta più la barbarie. Chiedo che si fermi subito ogni violenza, ogni azione che colpisca indiscriminatamente i civili. Non possiamo tacere di fronte alla sofferenza della popolazione. Lo spostamento forzato è inaccettabile”.

Con questo intervento, il Pontefice ha denunciato non solo la strage in corso, ma anche il colpo subito da una parrocchia cattolica, rimasta coinvolta nei bombardamenti israeliani. Un episodio che aggiunge dolore alla già drammatica condizione delle minoranze cristiane in Terra Santa, sempre più ridotte, sempre più in pericolo. “Vasi di coccio tra vasi di ferro”, li ha definiti in passato.

Nelle stesse ore, il Vaticano ha rinnovato l’appello al rispetto del diritto internazionale umanitario, citando esplicitamente l’obbligo di proteggere i civili e il divieto di punizione collettiva, previsto dalla Convenzione di Ginevra.

Appelli inascoltati

Una delegazione vaticana ha compiuto una visita a Washington, nel tentativo di sensibilizzare la diplomazia americana. Secondo indiscrezioni, la Casa Bianca ha accolto con freddezza la posizione vaticana, ritenendo prioritario il diritto alla sicurezza di Israele. Ma i numeri delle vittime civili rendono sempre più difficile sostenere l’equilibrio tra autodifesa e uso sproporzionato della forza.

Mentre l’ONU stenta a trovare una posizione unitaria, cresce la pressione da parte di organizzazioni umanitarie e ONG, che denunciano una situazione insostenibile per la popolazione civile. A Gaza, l’acqua scarseggia, l’energia è assente, gli ospedali sono al collasso. E intanto, continua la guerra.

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