È passata nel cuore della notte, senza confronto pubblico, tra emendamenti dell’ultimo minuto e il voto favorevole della maggioranza di centrodestra. La nuova legge urbanistica della Regione Lazio – già al centro di aspre polemiche nelle scorse settimane – è stata approvata dal Consiglio regionale con un impianto normativo che, secondo le opposizioni, segna un deciso arretramento in termini di sostenibilità, tutela ambientale e governance locale.
Cubature aumentate e aree agricole a rischio
Il provvedimento consente incrementi fino al 30% delle volumetrie esistenti, anche in aree extraurbane. È una norma che, secondo gli oppositori, apre a un rischio diffuso di cementificazione, in particolare delle aree agricole. A preoccupare è anche la possibilità – introdotta con un emendamento presentato in extremis – di trasformare seminterrati in spazi abitativi o commerciali, una misura che solleva interrogativi sul piano della sicurezza, del comfort abitativo e della legalità edilizia.
I Comuni ridimensionati
Un altro punto critico riguarda il ruolo degli enti locali, che secondo il nuovo testo normativo vedrebbero ridursi la propria autonomia nelle decisioni urbanistiche. Una scelta che, secondo il Movimento 5 Stelle e altre forze di opposizione, rischia di svilire la pianificazione partecipata e il controllo democratico sul territorio.
Voci contrarie e tensioni in Aula
Secondo il gruppo M5S in Regione Lazio, si tratta di una “legge indecente”, approvata “nell’ombra” e “figlia di un’idea di sviluppo vecchia e dannosa”. Gli uffici legislativi della Regione avevano espresso parere negativo su 20 articoli su 21, ma la giunta Rocca ha proceduto senza modifiche sostanziali. Le opposizioni hanno ottenuto la cancellazione di una norma che avrebbe consentito di trasformare i cinema dismessi in centri commerciali, ma resta forte la critica su un impianto normativo considerato complessivamente “pericoloso e sbilanciato”.
Uno scontro che va oltre l’urbanistica
Il voto notturno e la modalità con cui è stata portata avanti la riforma hanno contribuito ad alimentare il malcontento. Il caso della legge urbanistica, al di là del merito tecnico, segna un nuovo punto di frizione tra la maggioranza regionale e le minoranze, e pone interrogativi sull’idea di sviluppo che si vuole perseguire nei prossimi anni nel Lazio: tra rigenerazione urbana e nuova edilizia, tra consumo di suolo e tutela del paesaggio.
