L’uomo, 30 anni, era arrivato dalla casa circondariale di Rebibbia.
Non ce l’ha fatta il detenuto di 30 anni che lo scorso venerdì aveva tentato il suicidio all’interno del carcere di Frosinone. Dopo il primo soccorso e il trasferimento immediato in ospedale, le sue condizioni erano apparse subito critiche. Nella serata di ieri è arrivata la conferma del decesso.
Il trentenne, con problemi di tossicodipendenza, era stato trasferito a Frosinone dalla casa circondariale di Rebibbia nel dicembre scorso. Era in custodia cautelare per un cumulo di reati minori.
La tragedia riporta sotto i riflettori le condizioni della struttura penitenziaria ciociara, che continua a fare i conti con un sovraffollamento cronico: al 14 luglio, il carcere ospitava 578 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 454 posti. Un tasso di sovraffollamento del 127%, che rende sempre più difficile garantire condizioni di vita dignitose e un’adeguata assistenza psicologica ai reclusi.
Il decesso del giovane detenuto è un dato allarmante che interroga istituzioni e opinione pubblica sullo stato della sanità penitenziaria, sul trattamento delle persone con fragilità psichiche e sulle reali possibilità di recupero offerte dal sistema carcerario.
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