Con il video pubblicato nei giorni scorsi sulle nostre pagine social, abbiamo voluto documentare gli esiti dell’ultimo sopralluogo alla Badia di Santa Maria della Gloria. A seguito delle numerose segnalazioni dei cittadini, avevamo già presentato ad aprile un’interrogazione consiliare. La Giunta aveva risposto con la frase “a breve riprenderanno i lavori”, ma ad oggi non è seguita alcuna azione concreta da parte dell’Amministrazione. Un silenzio inaccettabile di fronte alla documentata incuria in cui versa il complesso: recinzioni divelte, coperture crollate, vegetazione incolta ovunque, materiali di cantiere abbandonati e impianti non funzionanti. Addirittura, a pochi metri, è presente un deposito incontrollato di rifiuti.
Questo silenzio, però, è oggi coperto dalla voce di cittadine e cittadini affezionati a questo luogo, che con commenti e messaggi ricevuti dopo la pubblicazione del video hanno dimostrato quanto sia forte il legame tra Anagni e uno dei suoi beni più significativi, sotto il profilo storico, culturale e identitario.
La Badia è un bene vincolato, acquisito dal Comune nel 1995, restaurato in parte con fondi pubblici e inserito nella Rete delle Dimore Storiche del Lazio. Il suo stato attuale rappresenta non solo un danno culturale e patrimoniale, ma anche un pericolo per l’incolumità pubblica. Ad oggi, la struttura non è accessibile a causa dell’incuria e delle sterpaglie presenti, e mancano informazioni sullo stato di sicurezza. Accanto alla mancata manutenzione ordinaria, emerge chiaramente come nell’ultimo Documento Unico di Programmazione 2024-2027 dell’attuale Amministrazione siano scomparsi interventi utili alla valorizzazione o al completamento del sito: nulla si sa sulla riprogrammazione dei lavori sospesi, sulla messa in sicurezza dell’area, sui collaudi, sulle destinazioni d’uso, sui piani di gestione o sulla verifica degli impianti.
Nessun silenzio amministrativo potrà però cancellare dalla mente dei cittadini un bene così importante, oggi in completo abbandono. E questo abbandono pesa doppiamente, perché si tratta di un luogo che avrebbe potuto essere un polo di cultura, turismo e socialità, e invece oggi rappresenta l’ennesimo esempio di incuria amministrativa. Il patrimonio di Anagni va custodito, curato, valorizzato. Non dimenticato.
