FROSINONE – Un senso diffuso di abbandono, dignità professionale calpestata e un sistema che sembra implodere su se stesso. È il quadro allarmante che emerge da dentro l’Azienda Sanitaria Locale di Frosinone, dove molti operatori denunciano una gestione aziendale incapace di dare risposte, ferma a promesse disattese, e colpevole – secondo più di una voce interna – di una lenta ma progressiva disgregazione.
La ASL ciociara sembrerebbe detenere un primato poco invidiabile: il numero di avvicendamenti nella carica di Direttore Generale e di Commissario Straordinario è tra i più alti della Regione Lazio. Ogni nuovo arrivo è già accompagnato dalla voce di una partenza imminente, in un clima di instabilità cronica che rende difficile qualsiasi progettualità a lungo termine.
La reputazione di “azienda scassata” – come viene spesso definita internamente – affonda le sue radici, secondo numerosi operatori sanitari, in una gestione politica priva di visione e incapace di valorizzare le numerose eccellenze presenti sul territorio. Professionisti seri, motivati, spesso lasciati soli ad affrontare sfide sempre più complesse, tra tagli, rientri dai deficit, trasferimenti improvvisi e rientri anomali del personale, in un quadro normativo e organizzativo contraddittorio.
Tra le situazioni più gravi, emerge quella del Dipartimento di Salute Mentale e delle Patologie da Dipendenza, privo di un Direttore e di Responsabili delle Unità Operative Centrali da oltre due anni. Una condizione aggravata dall’assenza di comunicazioni ufficiali: chi si assume responsabilità gestionali lo fa senza alcuna nomina formale, con evidenti criticità sia operative che legali.
Nel frattempo, il personale in servizio – già ridotto e demotivato – si trova a fronteggiare emergenze e carichi di lavoro straordinari senza alcun riconoscimento economico. Le risorse mancano, e le soluzioni temporanee fanno leva su psichiatri in formazione o consulenti a gettone, soluzioni-tampone che non affrontano il problema strutturale.
Un sistema che rischia il collasso, mentre chi vi lavora continua a reggere, spesso in silenzio, un peso ormai insostenibile.
