Emergenza caldo ignorata: la Regione dorme, D’Amato accusa Rocca

alessio d'amato

Emergenza caldo nel Lazio: Regione in grave ritardo, a rischio anziani e fragili. D’Amato (Azione): “Manca il piano di emergenza, irresponsabilità inaccettabile”.
Temperature record in tutto il Lazio, ma nessuna strategia regionale per affrontare l’ondata di calore. Cresce la preoccupazione per anziani, cronici, bambini e donne incinte.

 Mentre il termometro segna picchi oltre i 40 gradi in diverse province del Lazio, dalla Regione non arriva ancora nessuna risposta strutturata per affrontare l’ondata di calore che sta mettendo a dura prova la salute pubblica. A lanciare l’allarme è Alessio D’Amato, consigliere regionale di Azione ed ex assessore alla Sanità, che denuncia “un grave e colpevole ritardo nella predisposizione del piano emergenza caldo 2025”.

Allerta caldo: Lazio al livello 2
Secondo il bollettino del Ministero della Salute, Roma, Frosinone, Latina e Rieti hanno raggiunto il livello 2 di allerta, con il cosiddetto “bollino arancione”. Una situazione critica, che implica condizioni meteorologiche potenzialmente pericolose per la salute, in particolare per anziani, persone con patologie croniche, bambini e donne in gravidanza.

A fronte di questo scenario, Viterbo rimane l’unica provincia sotto soglia, ma la tendenza delle temperature è comunque in crescita su tutto il territorio regionale.

La denuncia: “Nessun piano, nessuna prevenzione”
“Ancora una volta la Regione guidata da Francesco Rocca arriva impreparata – attacca D’Amato –. Non esiste alcun piano operativo regionale per contrastare le ondate di calore previste per l’estate 2025. Non c’è una rete di sorveglianza attiva con i medici di famiglia, nessuna indicazione operativa per RSA, pronto soccorso e strutture sanitarie, e neppure una campagna di comunicazione rivolta ai cittadini più esposti”.

Una denuncia pesante, che evidenzia lacune organizzative e istituzionali in un momento delicatissimo, in cui le alte temperature rischiano di avere conseguenze drammatiche per le fasce più fragili della popolazione.

Un’occasione sprecata
La Regione Lazio, ricorda D’Amato, può contare su un Dipartimento di Epidemiologia considerato tra i più avanzati in Italia per la gestione e prevenzione delle ondate di calore. “Non utilizzarlo – commenta – è una colpa grave. La prevenzione si fa con i dati e con la programmazione. Non si può attendere l’emergenza per intervenire”.

L’unico provvedimento in vigore: lo stop al lavoro sotto il sole
Ad oggi, l’unico intervento messo in campo dalla Regione è l’ordinanza del 5 giugno, che vieta il lavoro nelle ore più calde della giornata nei cantieri e nelle attività all’aperto. Una misura importante, ma isolata, che non risponde alla complessità del rischio sanitario connesso alle alte temperature.

Appello alla responsabilità
D’Amato conclude con un appello: “Serve agire subito. La Regione deve convocare un tavolo tecnico, coinvolgere i medici di base, rafforzare l’assistenza domiciliare e lanciare una campagna capillare di informazione. Il tempo è già scaduto: non possiamo permetterci di aspettare ancora”.

La popolazione attende risposte concrete mentre il termometro continua a salire. L’emergenza caldo è reale, e la prevenzione ancora una volta rischia di essere il grande assente.

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