Sanità Lazio, conti e propaganda: le parole di Rocca e i dubbi che restano

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Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha scelto Il Tempo per tracciare un bilancio del suo primo anno e mezzo alla guida della Regione. Tanti i temi toccati: il risanamento dei conti delle ASL, le liste d’attesa, il rapporto con il Governo e con il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Ma dietro i toni rassicuranti dell’intervista emergono ombre e interrogativi su una gestione che, nonostante gli annunci, continua a sollevare perplessità sul fronte dei risultati concreti.

Rocca rivendica di aver “messo in ordine i conti in un anno e mezzo”, laddove – secondo lui – i suoi predecessori non sarebbero riusciti in dieci anni. Eppure, il “disordine contabile” di cui parla sembra più un espediente retorico per costruire una narrazione auto-assolutoria. Il risanamento contabile – ammesso che sia stato davvero completato in tempi così rapidi – è solo un punto di partenza. La vera domanda è: quali miglioramenti tangibili ha percepito il cittadino comune?

Il presidente cita con orgoglio l’aumento delle assunzioni nella sanità pubblica, con un piano per 14 mila unità e una copertura del 96% delle liste d’attesa “nei tempi previsti dalla legge”. Ma basta un giro nei pronto soccorso o nei poliambulatori per capire che quel 4% mancante – come lo definisce Rocca – pesa come un macigno: significa ancora oltre 150 mila prestazioni all’anno non erogate nei tempi, spesso per visite ed esami essenziali. Dietro i numeri, resta la frustrazione di migliaia di pazienti in attesa.

Sull’organizzazione del sistema sanitario regionale, Rocca auspica riforme profonde, inclusa la revisione del contratto collettivo dei medici. Proposte che, seppur in parte condivisibili, appaiono vaghe e scollegate da un piano concreto di attuazione. Intanto, molte strutture soffrono una carenza cronica di personale, con turni massacranti e servizi territoriali deboli.

L’intervista vira poi su toni politici: Rocca si dice pronto a un secondo mandato, già proiettato verso la continuità della sua coalizione, mentre liquida con disinteresse l’ipotesi di un terzo. Ma resta la sensazione che il presidente stia già facendo campagna elettorale, pur ammettendo implicitamente che i risultati “non si vedono dalla sera alla mattina”.

Infine, sul rapporto con Giorgia Meloni e il governo, Rocca conferma piena sintonia ma chiede maggiori poteri per la Regione sul controllo delle ore lavorative dei medici di base. Anche qui, l’impressione è di un governatore in cerca di leve più forti, mentre la governance territoriale resta fragile e frammentata.

In definitiva, l’intervista di Rocca sembra più un esercizio di comunicazione politica che un reale rendiconto. A fronte di dichiarazioni ottimistiche, permangono problemi strutturali gravi e irrisolti. I cittadini del Lazio – stanchi di promesse e propaganda – attendono risposte nei fatti, non nei titoli dei giornali.

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