DI AUGUSTO D’AMBROGIO – La Regione Lazio spegne le telecamere. Dopo mesi di intensiva promozione istituzionale, l’amministrazione guidata da Francesco Rocca annuncia il blocco totale degli spot e delle campagne di comunicazione per “indisponibilità di budget”. Una giustificazione che suona paradossale, se si considera che le spese per la comunicazione, da quando Rocca si è insediato alla guida della Regione, sono più che raddoppiate: da 1,6 milioni a oltre 3 milioni di euro in un solo anno.
A rendere pubblica la situazione è stato il direttore della comunicazione Paolo Alfarone, che ha inviato una nota interna negando fondi persino per semplici stand istituzionali in eventi già programmati. “Non si darà seguito alle proposte di affidamento di servizi finalizzati alla visibilità e promozione dell’immagine della Regione Lazio”, si legge nel documento, che fa riferimento a nuove disposizioni interne e a una revisione della spesa.
Il caso ha già sollevato un’interrogazione da parte della consigliera regionale Eleonora Mattia, che ha puntato il dito su un apparente corto circuito gestionale: da un lato si moltiplicano le campagne promozionali — molte delle quali incentrate sulla figura del governatore stesso — dall’altro si esauriscono in pochi mesi i fondi pubblici destinati alla comunicazione.
Ad aggravare il quadro, ci sono i rilievi della Corte dei Conti su spese ritenute “milionarie” per trasferte, come quella controversa all’Expo di Osaka. Un uso disinvolto del denaro pubblico che ha messo in imbarazzo anche i vertici di Fratelli d’Italia, partito di maggioranza relativa e riferimento politico dello stesso Rocca.
Il messaggio implicito, ma non troppo, è che la promozione dell’immagine istituzionale — in un anno elettorale peraltro strategico — si è trasformata in una leva di visibilità politica. E i numeri non fanno che rafforzare questa lettura. Secondo la stessa consigliera Mattia, la spesa per comunicazione e promozione nel 2024 ha toccato quota 3,3 milioni di euro, superando di gran lunga le cifre stanziate da precedenti amministrazioni.
Il paradosso è servito: mentre i cittadini fanno i conti con tagli e ristrettezze in settori ben più strategici come sanità e trasporti, la Regione Lazio finisce sotto i riflettori per aver “spremuto” il budget comunicativo a fini che appaiono sempre meno istituzionali e sempre più personali.
Il silenzio calato sugli spot, dunque, non è solo una questione di fondi esauriti. È un segnale politico, uno stop forzato che impone alla giunta Rocca — e a tutto il centrodestra laziale — una riflessione su trasparenza, priorità e gestione delle risorse pubbliche. Con l’immagine che, stavolta, rischia di essere quella più danneggiata.
