Paolo Crepet: “Tragedie come quella di Martina sono il risultato della nostra indifferenza”

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“Abbiamo trasformato i bambini in piccoli adulti senza mezzi per esserlo.”
Con queste parole crude e taglienti, lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet interviene sulla tragica morte di Martina Carbonaro, la quattordicenne trovata senza vita in un caso che ha scosso l’opinione pubblica e riaperto un doloroso dibattito sulla fragilità emotiva delle nuove generazioni. Il suo intervento è un j’accuse diretto, lucido, a una società che, secondo Crepet, “si commuove ma non cambia”.
Una società, dice, “perfettamente coerente” con il disastro emotivo che attraversa le vite dei più giovani. Secondo lo psichiatra, non ci sono sorprese in drammi come quello di Martina. “Queste tragedie sono la conseguenza diretta di ciò che siamo diventati”, afferma. Ragazzi soli, abbandonati a un’educazione invisibile fatta di smartphone, social e silenzi. Nessuna guida, nessuna alfabetizzazione emotiva, nessuno spazio sicuro in cui imparare cosa significhi davvero amare, rispettare, tollerare.
Crepet parla senza mezzi termini di un’infanzia rubata: “Li lasciamo soli con gli schermi, e ci stupiamo se scambiano la gelosia per sentimento e la violenza per amore”. Una generazione cresciuta con l’illusione che un “like” equivalga a una relazione, che il possesso sia la forma più intensa dell’affetto.
Il dolore per Martina — come per tante altre storie che l’hanno preceduta — rischia di diventare un’altra pagina strappata troppo in fretta. “Ci indigniamo per tre giorni, poi passiamo al prossimo caso. Il dolore collettivo si consuma velocemente, senza lasciare tracce concrete.”
Foto archivio

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