DI AUGUSTO D’AMBROGIO – La Regione Lazio stanzia 5,5 milioni per l’area Stellantis, Maura si loda da solo: ma i numeri, la crisi e i lavoratori raccontano un’altra verità.
Ancora una volta, la politica regionale si accontenta di gestire l’emergenza a suon di proclami, mentre il comparto dell’automotive nel Lazio, e in particolare l’indotto Stellantis, affonda tra tagli, cassa integrazione e chiusure. A dirlo non sono solo i numeri, ma anche la realtà quotidiana di centinaia di famiglie travolte da una crisi strutturale, a cui le istituzioni sembrano rispondere con pannicelli caldi.
Eppure Daniele Maura, vicepresidente della Commissione Sviluppo economico della Regione Lazio, non ha esitato a rivendicare come “importante” e “risolutivo” l’intervento annunciato dalla giunta: 5 milioni e mezzo per due anni, destinati a “politiche integrate per lo sviluppo e l’occupazione” nell’area dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano. Una cifra che, spalmata su due annualità, risulta largamente simbolica se confrontata con le reali necessità del tessuto industriale della zona.
Un piano inadeguato per un disastro annunciato
Che la situazione fosse grave, lo si sapeva da tempo. Che servissero interventi strutturali e una visione di lungo periodo, anche. Ma il “Programma Operativo” annunciato sembra più uno spot elettorale anticipato che una risposta seria. Cinque milioni e mezzo per un intero distretto industriale che conta centinaia di aziende dell’indotto e migliaia di lavoratori è, di fatto, una misura-tampone.
Ancor più grave, però, è l’assoluta vaghezza con cui il piano è stato presentato: nessuna indicazione chiara sulle imprese beneficiarie, nessun dettaglio sui criteri di selezione, nessuna strategia concreta per affrontare la riconversione industriale o per attrarre investimenti alternativi. La gestione sarà demandata a Lazio Innova e al Consorzio Industriale: due entità spesso accusate di opacità e lentezza burocratica.
Le parole vuote e l’assenza della politica industriale
Nel suo intervento, Maura parla di “vicinanza alle imprese e alle famiglie” e di “impegno costante”, ma omette qualsiasi riferimento alle responsabilità dirette della politica nel non aver agito per tempo. Nessun accenno, ad esempio, ai mancati investimenti degli ultimi anni, né alla totale assenza di pressione reale sulla multinazionale Stellantis, che continua a ridurre la propria presenza produttiva nel territorio.
La narrazione di Maura, condita da frasi di circostanza e retorica d’occasione, è quanto di più lontano ci sia da una visione di sviluppo. Il tavolo permanente per la crisi Stellantis, annunciato come strumento di concertazione, rischia di diventare l’ennesimo spazio sterile di confronto, mentre il tessuto industriale continua a perdere pezzi e occupazione.
Il rischio concreto: un’operazione di facciata
L’impressione, sempre più netta, è che la Regione Lazio – e con essa i suoi rappresentanti – stia cercando di guadagnare tempo con iniziative di corto respiro. Nessuna misura strutturale per attrarre nuove filiere produttive, nessuna proposta di rilancio delle competenze o del capitale umano, nessuna politica fiscale mirata per chi investe nell’area.
Cinque milioni e mezzo in due anni per “salvare” un distretto industriale in caduta libera sono una cifra quasi offensiva. E a nulla serve il tentativo di Maura di rivendicare anche il “salvataggio” della Reno De Medici: un episodio isolato non può compensare anni di inerzia politica.
Conclusione: la crisi continua, il tempo finisce
Il tempo delle promesse è finito. Il Lazio meridionale ha bisogno di un piano industriale vero, non di conferenze stampa e annunci generici. I lavoratori dell’indotto Stellantis attendono soluzioni, non slogan. E il compito della politica è quello di guidare, non inseguire l’emergenza. Per questo, l’autocompiacimento di Daniele Maura non solo appare fuori luogo, ma rischia di essere percepito come una beffa.
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