Di AUGUSTO D’AMBROGIO – Ieri mattina, tra stand informativi, camici bianchi e cittadini in fila per visite gratuite, ha fatto la sua comparsa anche il consigliere regionale del Lazio, Daniele Maura, in occasione dell’iniziativa “L’Ospedale scende in Piazza”, promossa per sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione sanitaria.
Un evento meritorio, che ha visto il coinvolgimento attivo del personale medico e sanitario dell’ASL di Frosinone, impegnato in una giornata di screening e consulenze gratuite. Tuttavia, la presenza del consigliere Maura ha suscitato più di qualche perplessità tra gli osservatori attenti del panorama politico locale.
In un contesto in cui l’ospedale SS. Trinità di Sora è da anni al centro di denunce per carenze strutturali, cronica mancanza di personale e servizi ridimensionati, la visita del rappresentante regionale appare a molti come l’ennesima passerella politica più che una concreta assunzione di responsabilità.
Maura, esponente della maggioranza di centrodestra in Regione, non è nuovo a comparse in occasioni pubbliche legate alla sanità. Tuttavia, ai proclami non sono finora seguiti provvedimenti incisivi per invertire la rotta del progressivo depotenziamento del presidio ospedaliero sorano. Basta scorrere gli atti del Consiglio regionale per constatare come, nei fatti, le istanze della sanità ciociara siano spesso rimaste fuori dall’agenda concreta dell’amministrazione Rocca.
Molti cittadini, pur apprezzando l’iniziativa in sé, hanno manifestato scetticismo rispetto all’efficacia simbolica della visita istituzionale. «Ci fa piacere che i politici si mostrino vicini, ma noi abbiamo bisogno di medici, non di selfie», ha commentato una signora in fila per un controllo cardiologico.
La domanda, dunque, sorge spontanea: perché attendere eventi pubblici per interessarsi della salute dei cittadini? E perché non lavorare, in maniera continuativa e strutturale, affinché le risorse destinate alla sanità territoriale non si riducano a meri annunci?
Se da un lato la politica ha il dovere di sostenere e promuovere iniziative di prevenzione, dall’altro non può sottrarsi al compito più impegnativo e meno visibile: garantire risposte concrete, strutture funzionanti, organici adeguati e una programmazione sanitaria che non penalizzi le aree interne della Regione Lazio.
Fintanto che la salute sarà usata come vetrina politica e non come priorità amministrativa, il rischio è che eventi come quello di ieri, pur animati da buone intenzioni, si trasformino in fugaci operazioni di facciata, lasciando irrisolte le vere emergenze sanitarie del territorio.
