Lettere di trasferimento ai dipendenti, rischio esodo. Il precedente De Vizia fa paura. I sindacati: “Licenziamenti mascherati”.
La crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino continua a produrre scosse nell’intero indotto industriale del territorio. Dopo i casi eclatanti di Trasnova, Logitech, Teknoservice e De Vizia, questa volta a finire sotto i riflettori è la ISCOT, storica società attiva nei servizi di pulizia industriale presso lo stabilimento di Piedimonte San Germano.
Secondo quanto riferito da fonti sindacali, sarebbero partite le lettere di trasferimento per oltre 40 dipendenti, destinati – secondo il piano aziendale – alla provincia di Rieti. Un trasferimento che, per molti lavoratori, significherebbe percorrere oltre 150 chilometri al giorno per uno stipendio che a malapena sfiora i 900 euro mensili. “È una proposta inaccettabile – denuncia la FIM – dietro queste lettere si nascondono veri e propri licenziamenti mascherati.”
Il copione è tristemente simile a quello già vissuto dai lavoratori della De Vizia: dei 32 dipendenti coinvolti, circa la metà ha già abbandonato il posto di lavoro, impossibilitata ad accettare il trasferimento a Roma. Per chi rifiuta, l’unica prospettiva è la Naspi, ma non tutti ne hanno diritto. Un paradosso che colpisce soprattutto i più vulnerabili.
La ISCOT, che contava 73 dipendenti fino a un anno e mezzo fa, si è vista ridurre drasticamente l’organico a causa della progressiva contrazione delle attività Stellantis. E ora, con l’appalto in scadenza e senza prospettive concrete di rinnovo, la sopravvivenza dell’azienda è appesa a un filo.
