Garlasco, l’ex maresciallo Francesco Marchetto rompe il silenzio: «Stasi è innocente, le piste alternative furono ignorate»

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L’ex carabiniere che entrò per primo nella villa dei Poggi parla a “La Vita in Diretta” e accusa: «Volevo indagare su altri sospetti, ma fui escluso»

GARLASCO (PV) – A diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco si riaccende con nuove dichiarazioni che alimentano dubbi e polemiche. A rilanciare l’attenzione sull’indagine è Francesco Marchetto, ex maresciallo dei carabinieri e uno dei primi ad accedere alla villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007. Marchetto, estromesso dal caso dopo appena dieci giorni e condannato in sede civile a risarcire i familiari della vittima per non aver sequestrato una bicicletta sospetta, torna ora a parlare. E lo fa con parole che scuotono gli equilibri dell’intera vicenda: «Alberto Stasi è innocente. Avremmo dovuto indagare su altre piste, ma non mi fu permesso».

Il caos nella scena del crimine e l’estromissione dalle indagini

In un’intervista rilasciata alla trasmissione La Vita in Diretta, Marchetto ripercorre le prime ore dopo il delitto. «La prima cosa che mi colpì fu il caos. Troppa gente dentro quella casa. Tanti carabinieri che non avrebbero dovuto esserci. Una scena del crimine compromessa. Dove c’è confusione, manca la chiarezza», ha detto con amarezza.

Secondo l’ex maresciallo, il suo allontanamento fu conseguenza della volontà di ampliare il raggio d’azione investigativo. «Volevo fare le indagini a 360 gradi. Quando ho chiesto di considerare piste diverse da quella che portava a Stasi, sono stato escluso. Se avessimo messo sulla bilancia Stasi e altre persone, l’ago sarebbe andato decisamente verso queste ultime».

Il nodo delle gemelle Cappa: «Chi ha verificato davvero l’alibi?»

Marchetto riapre anche il dossier sulle gemelle Cappa, vecchie conoscenze dell’inchiesta: «Un testimone contraddiceva i movimenti della loro madre quella mattina, e un altro – Muschitta – descrisse Stefania Cappa in bicicletta con troppi dettagli per poter mentire. Ma nessuno ha davvero indagato. Il capitano Cassese disse: “hanno un alibi”. Ma chi lo ha mai verificato?».

Secondo l’ex comandante, le nuove indagini avviate dalla procura generale di Milano potrebbero finalmente colmare quelle che definisce “gravi lacune” dell’indagine iniziale. «Finalmente si sta facendo quello che chiedevo dal 2007. Le nuove indagini diranno chi è davvero il colpevole», conclude Marchetto.

Un passato che non smette di pesare

Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, è stato condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi. Una condanna che ha diviso l’opinione pubblica e che ora viene rimessa in discussione da nuovi elementi e testimonianze.

Le parole di Francesco Marchetto riaprono dunque uno dei casi più controversi della cronaca giudiziaria italiana. La verità, dopo quasi due decenni, potrebbe non essere ancora stata detta.

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