Cassino, rabbia e sciopero: i lavoratori Denso chiedono risposte

stellantis

Da ieri mattina i cancelli dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano sono presidiati da lavoratori e sindacati. In protesta, questa volta, c’è la Denso: una delle aziende dell’indotto, specializzata nella produzione di radiatori per auto, che rischia di rimanere senza commesse. Un’ipotesi non ancora ufficiale, ma che già mette in bilico 52 posti di lavoro. Cinquantadue famiglie, già provate dal ricorso agli ammortizzatori sociali, ora restano col fiato sospeso.

La tensione cresce. Perché la crisi della Denso potrebbe essere solo l’inizio di un effetto domino. Il rischio concreto è che l’intera filiera cassinate venga colpita, aggravando una situazione industriale già fragile. Domani è prevista la ripartenza delle linee produttive, ma tra i lavoratori serpeggia il timore che anche questa volta il riavvio possa essere rinviato.

Nel frattempo i sindacati denunciano l’assenza di chiarezza. A ottobre 2024 si era parlato di un nuovo progetto non legato direttamente alla produzione Stellantis. Poi, le attenzioni si erano concentrate sulla plancia della 500 prodotta in Algeria, una possibile ancora di salvezza per saturare lo stabilimento. Ma durante una riunione informale, precedente all’incontro ministeriale dell’8 maggio, sarebbe emersa un’ipotesi allarmante: la possibilità di tagliare proprio quella produzione destinata a Cassino, complice l’incertezza sulle decisioni da cui derivano le commesse.

Il malcontento cresce anche tra i 52 dipendenti della Denso, multinazionale giapponese già coinvolta in criticità occupazionali in Abruzzo. La paura è che l’intero sistema produttivo si stia sgretolando pezzo dopo pezzo, senza una regia chiara né garanzie reali.

Il territorio aspetta risposte. Il tempo, però, comincia a scarseggiare.

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