A pochi mesi dalla proroga concessa lo scorso dicembre, che aveva evitato i licenziamenti per centinaia di lavoratori dell’indotto Stellantis, torna a farsi largo la preoccupazione tra i dipendenti delle aziende in appalto e nei servizi dello stabilimento cassinate. Se da un lato Trasnova, Logitech e Teknoservice hanno ottenuto un rinnovo contrattuale fino a dicembre, dall’altro permane una forte instabilità per molte altre realtà.
Tra le più esposte ci sono Atlas e Iscott, i cui contratti scadranno rispettivamente nei prossimi mesi e a settembre. Insieme contano circa 100 dipendenti, lavoratori che guardano al futuro con crescente apprensione. A pesare sull’intero comparto c’è il precedente della De Vizia, azienda da cui 32 operai si sono licenziati dopo il mancato accoglimento del trasferimento a Roma.
E ora anche Denso, altra realtà chiave del territorio, sembra entrare in una fase critica, aggravando un quadro già compromesso. Il rischio è quello di una vera e propria emorragia occupazionale, in un contesto economico in cui la mancanza di prospettive concrete e durature rende difficile immaginare una ripresa.
Resta sullo sfondo la questione principale: l’indotto di Cassino, e la stessa Stellantis, possono ancora rappresentare un motore di sviluppo per il territorio? O le vertenze aperte e la cronica incertezza rischiano di compromettere definitivamente l’equilibrio occupazionale della zona?
