DI AUGUSTO D’AMBROGIO.
Il Tribunale Amministrativo Regionale ha dato torto all’ex sindaco di Boville Ernica, Enzo Perciballi, accogliendo il ricorso presentato da Martina Bocconi contro la revoca della sua carica di Presidente del Consiglio Comunale. Una sentenza netta, che mette nero su bianco ciò che per molti era evidente fin dall’inizio: quella decisione aveva motivazioni più politiche che istituzionali.
La revoca, disposta lo scorso anno da Perciballi con la giustificazione – poi rivelatasi infondata – che Bocconi non avrebbe svolto il ruolo con “coscienza e serietà”, è stata ora ufficialmente dichiarata illegittima. La conseguenza? Il Comune è stato condannato a versare 6.500 euro di spese legali. Un conto salato, che sarà pagato dai cittadini per coprire le spese di un atto politico che ora si rivela privo di fondamento giuridico.
Martina Bocconi, che ha affrontato il ricorso a proprie spese, incassa una vittoria che va ben oltre la sua persona. È il trionfo della correttezza istituzionale su logiche di potere che, come dimostrato, nulla avevano a che vedere con il rispetto delle regole democratiche. Una mossa politica – quella di Perciballi – che oggi si ritorce contro chi l’ha orchestrata, nel tentativo di favorire un equilibrio interno e sistemare figure di fiducia, come il consigliere Rocco Picarazzi.
«Le parole degli uomini possono essere opinabili, le sentenze no», ha commentato Bocconi, sottolineando come la linea del suo gruppo – già da tempo distante dall’amministrazione Perciballi – sia stata confermata dai fatti. Un ringraziamento particolare è stato rivolto all’avvocato Francesco Scalia, che ha curato la difesa.
La vicenda pone interrogativi non solo sul passato amministrativo recente, ma anche su un certo modo di fare politica che utilizza le istituzioni come strumenti personali, più che come luoghi di rappresentanza e trasparenza.
Nel frattempo, mentre l’ex sindaco è ormai un ricordo politico, resta ai cittadini il conto da pagare per scelte discutibili che, oggi, la giustizia ha chiaramente sconfessato.
