Frosinone – Suicidio in carcere: una morte che pesa su un sistema al collasso

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Un altro detenuto si è tolto la vita tra le mura del carcere. Questa volta a Frosinone, dove un uomo di 52 anni, recluso da un anno nella casa circondariale, si è suicidato. È il secondo decesso in un istituto penitenziario del Lazio dall’inizio dell’anno, un dato che conferma il drammatico stato in cui versano le carceri della regione.

Il sovraffollamento è una piaga strutturale: la casa circondariale di Frosinone ospita circa 60 detenuti in più rispetto alla sua capienza regolamentare. A questo si aggiunge la cronica carenza di personale penitenziario, con numeri allarmanti: -119 unità in tutta la provincia, di cui -77 solo a Frosinone, -38 a Velletri e -6 nella casa di reclusione di Paliano. A lanciare l’allarme è Massimo Costantino, segretario generale FNS CISL Lazio, che sottolinea come la situazione richieda interventi urgenti e straordinari, sia per le strutture che per l’organico.

Secondo quanto ricostruito, il 52enne si sarebbe tolto la vita . Il garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, ha riferito che l’uomo, dopo aver scontato cinque anni a Regina Coeli, era stato trasferito a Frosinone. La sua scarcerazione era prevista tra poco più di un anno, ma non aveva nessuno fuori ad attenderlo e, nell’ultimo anno, non aveva ricevuto visite. Era seguito dal servizio per le dipendenze e, a gennaio, l’équipe del carcere aveva proposto il suo trasferimento in comunità. Ma lui ha rinunciato prima, schiacciato dalla solitudine e dalla disperazione.

La notizia ha lasciato sconvolti i compagni di cella e lo stesso Anastasia, che si trovava in riunione con la dirigenza dell’istituto quando è arrivata la tragica comunicazione. “Il carcere è sempre più un luogo di morte e disperazione, ma chi ha responsabilità politica e amministrativa continua a restare indifferente”, ha denunciato il garante, evidenziando come il 2025 sia iniziato sulla stessa scia del 2024, l’anno peggiore di sempre per i suicidi in carcere.

Di fronte a questa ennesima tragedia, è necessario interrogarsi sulla funzione del sistema carcerario: luogo di recupero o di abbandono? Fino a quando si continuerà a ignorare il grido d’allarme di detenuti, operatori e associazioni? La morte di quest’uomo non è solo un dato in una statistica, ma una sconfitta collettiva che pesa su tutta la società.

foto archivio

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