«Invalido per gli effetti collaterali dell’antibiotico e un 22enne ciociaro si è suicidato per il dolore»

Invalido per gli effetti collaterali dell'antibiotico e un 22enne si è suicidato per il dolore

Pochi giorni di antibiotico e delle vite rovinate. La denuncia parte da Fabrizio Gentili, un uomo di 47 anni e professore di matematica e fisica in un liceo di Macerata, invalido al 60% a causa degli effetti collaterali di un antibiotico. Lo stesso assunto da un ragazzo di 22 anni, Sergio Cellitti, (di Ferentino) che si è tolto la vita perché incapace di sopportare l’atroce dolore, i problemi neurologici e gli attacchi di panico. C’è anche un gruppo su Facebook, “Fluorochinoloni – Gruppo di supporto per i danneggiati da antibiotico”, dove si riuniscono coloro che hanno sofferto e stanno soffrendo per una causa comune, una causa evidente ma che nessuno sembra voler eradicare. Fabrizio, però, non smette di lottare, e alza la voce: «Questa volta c’è scappato il morto… bisogna fare giustizia per Sergio», dice. «Sergio era un ragazzo brillante, sportivo, laureato in psicologia – racconta Fabrizio Gentili -. Dopo tre giorni dall’assunzione del farmaco ha detto di iniziare ad avere attacchi di panico, non dormiva più, non usciva più; era stato colpito a livello neurologico».I due si sono conosciuti su un gruppo Facebook e il 22enne aveva confessato al prof di essere al limite, di non riuscire più a sopportare il dolore: «Mi arrendo». E così ha fatto, togliendosi la vita per mettere fine alle sue sofferenze. Non è il primo giovane messo a terra dagli effetti collaterali dell’antibiotico, specifica Fabrizio, ma è il primo a rimetterci la vita. Anche l’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, «raccomanda di non prescrivere l’antibiotico se non in terza battuta», ma è un avvertimento vuoto. Il prof parla del suo caso, di quando tutto è cambiato dopo aver assunto il Ciproxin per guarire da un’infezione alle vie urinarie: «Passo dall’essere un atleta all’essere immobilizzato su un divano con le fasce alle braccia per evitare di sopportarne il peso, dolori ai tendini di tutto il corpo, talmente forti che per circa 9 mesi sono stato imboccato da mia moglie e dai suoceri».Ora ha un’invalidità al 60% e una spesa di migliaia e migliaia di euro per cercare di capire come migliorare la situazione. Ma nessuno l’ha supportato, non c’è una vera diagnosi. «Sto migliorando – dice però Fabrizio -, soprattutto alle gambe», tanto da riuscire a camminare per circa mezz’ora al giorno (non tutti i giorni, comunque). Lavora da casa «come formatore dei docenti che prendono l’abilitazione».Ed è ancora un punto di riferimento per tante persone che sono nella sua situazione e gli chiedono consiglio, ma le risposte vengono difficili: «Le istituzioni mi hanno e ci hanno lasciati soli… ci dobbiamo aiutare tra di noi, supportare. (…) Se non si ha la fortuna di avere una situazione familiare ed economica stabile, purtroppo la disperazione può portare a queste tragedie. Lo Stato deve classificare queste morti come effetti avversi da antibiotico e non come classica depressione». (LEGGO)

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