Influenza, l’allarme dei medici: «Fa più male del Covid, picco non raggiunto».

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Con l’avvio di gennaio i malanni stagionali sono (da sempre) più frequenti. Tuttavia, quest’anno, complice anche il sopravvivere del Covid, la stagione influenzale sembra preoccupare gli esperti, che monitorano costantemente la situazione. «Più che il Covid mi preoccupa l’influenza: sta colpendo duro, molto più del SarS-CoV2 e il picco non è stato ancora raggiunto». È l’allarme di Marco Falcone, segretario della Società italiana di malattie infettive e tropicali, Simit, intervistato da Adnkronos Salute.

Falcone ha anche sottolineato: «Bene i casi e i ricoveri in calo per il Covid, ma i dati sui decessi sono in ritardo di 2-3 settimane. Quelle morti – in aumento del 33% rispetto ad una settimana fa – sono di persone anziane e fragili colpite dalla malattia nel periodo di massima diffusione del virus che abbiamo registrato venti giorni fa. Dati che ci dimostrano una sola cosa: che il Covid è ancora associato al rischio di morte per le categorie a rischio», anziani e fragili.

«Tuttavia – sottolinea – in questo momento negli ospedali abbiamo più casi gravi per influenza che per Covid». Da adesso in poi «mi aspetto un progressivo calo delle infezioni da SarS-CoV2, essendoci stata una fase epidemica importante. Viceversa, per l’influenza ancora il picco non lo abbiamo raggiunto», ha concluso.

«L’andamento epidemiologico» Covid-19 «pur risentendo di un inevitabile ritardo del conferimento dei dati da parte delle Regioni, a causa del periodo festivo, si consolida come assolutamente poco impattante sui ricoveri ospedalieri, indicatore certamente oggi più affidabile e significativo, oltre che in un decremento degli indici di contagio e trasmissibilità. Come prevedibile e in linea con gli altri Paesi, cresce ancora l’influenza che si somma alla trasmissione di altri virus respiratori».

Così il Direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, Francesco Vaia, che commentando il bollettino con i dati settimanali Covid, ha sottolineato come «in questo periodo, restano alti l’attenzione ed il monitoraggio e si rinnova l’invito a mantenere i presidi di prevenzione e terapeutici per i più fragili».

Intanto, si segnala che i pronto soccorso sono “sotto assedio” in tutta Italia. Aumentano in modo preoccupante i tempi di attesa dei pazienti che necessitano di un ricovero. Recentemente, ha fornito il quadro della situazione è Fabio De Iaco, presidente della Società italiana di medicina di emergenza urgenza, Simeu: «Solo nel Lazio i pazienti in attesa di ricovero nei Pronto soccorso sono al momento oltre 1.100; arrivano a 500 in Piemonte, mentre in Lombardia i ricoveri ordinari sono stati sospesi proprio a causa del sovraffollamento». I giornali locali danno conto di situazioni al limite in quasi tutte le grandi città della Penisola, da Genova a Taranto, dopo la notte di Capodanno l’emergenza non è rientrata, anzi.

«A livello nazionale – aggiunge De Iaco – stiamo registrando una fortissima pressione su tutti i Pronto Soccorso ed in varie regioni sono stati attivati i piani contro il sovraffollamento da parte di ospedali e aziende sanitarie».

Covid, influenza e virus respiratorio sinciziale, poi, picchiano duro in Campania, finita nelle ultime due settimane nella zona rossa nella mappa delle regioni stilata dall’Istituto superiore di Sanità. Un impatto che solo nel napoletano si sta riverberando sulle prime linee degli ospedali, complice anche la chiusura a singhiozzo degli studi dei medici di famiglia nei tanti giorni festivi e prefestivi di questo periodo dell’anno.

Alcuni esempi fotografano la situazione. Al momento il 50% dei 46 posti letto di pneumologia del Cardarelli sono attualmente occupati da pazienti con polmoniti che hanno avuto un esordio con una semplice influenza. Dalla mezzanotte del 1 gennaio alle 18 di mercoledì 3 gennaio all’Ospedale del mare, al San Paolo e al Pellegrini si sono registrati in totale 1.415 accessi in urgenza di cui 43 in codice rosso, 317 in codice giallo di media gravità, 927 codici verdi e 125 bianchi a bassa o bassissima urgenza. Notevoli anche le difficoltà per le autoambulanze della rete 118 costrette a stazionare ore nei pronto soccorso prima di riuscire a ricoverare i pazienti e tornare nel circuito cittadino.

FONTE LEGGO.IT – FOTO ARCHIVIO

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