(Di Augusto D’Ambrogio).I costanti rincari dei prezzi dei carburanti sta diventando una piaga sociale che mette a dura prova la contabilità di molte famiglie. Il governo, come annunciato qualche tempo fa, non intende intervenire con i tagli alle accise in quanto, tale manovra, comporterebbe una riduzione di introito nelle casse statali stimati in circa 1 miliardo di euro al mese. L’obiettivo del governo è quello di riuscire a blindare il taglio del cuneo fiscale che permetterebbe ai lavoratori di avere più soldi in busta paga (25,67€ al mese per chi ha un reddito annuo di 10mila€ fino ad massimo di 65€ al mese per chi ha un reddito annuo di 35mila€). La coperta è corta direbbero i politici e quindi niente taglio delle accise. Allora sarebbe il caso di provare con la riduzione dell’iva e portarla al 5%? Neppure, anche questa manovra andrebbe ad impattare sulle casse dello stato. Ora immaginate di avere quasi 26 euro in più al mese e quante volte fate rifornimento di carburante “PER ANDARE A LAVORARE”. Di preciso, se i prezzi continuano a salire di 1cent alla volta, di quelle 26 euro in più in busta paga quante ne utilizzate per andare a lavorare e quindi tornano allo stato? Forse, e questa è una ipotesi azzardata, non sarebbe il caso di fare un decreto dove lo stato “congela i prezzi” invece di obbligare ad esporre i prezzi medi regionali che, fondamentalmente, non hanno apportato alcun beneficio? Chissà cosa ne pensano al riguardo i membri “Ciociari” del Parlamento Italiano Massimo Ruspandini, Paolo Pulciani, Nicola Ottaviani ed Ilaria Fontana.
Carburanti, il governo non fa nulla e il “cuneo fiscale” torna sempre all’ortolano
