Egregio Direttore. Affido a lei queste quattro righe perché, dopo le polemiche degli ultimi giorni riguardanti il reparto di oncologia di Sora, mi sento di dire la mia, e vivendo quel reparto quasi giornalmente credo di averne il diritto, e la ringrazio anticipatamente per la possibilità che mi sta dando. È vero, spesso nelle sale dove ci viene somministrata la terapia la televisione non funziona, e forse quella scatola di plastica sarebbe per noi una compagnia. Questo però, non deve far passare in secondo piano l’ umanità e l’ affetto che ci dimostra il personale medico e sanitario, che ha sempre avuto per noi un trattamento ammirevole, contraddistinto da un senso di umanità e carità come pochi. Molte volte, queste persone vengono additate in malo modo, ma le posso garantire, anzi posso garantirlo a tutti, che grazie a loro riusciamo ad affrontare questa maledetta terapia con il sorriso sulle labbra, perché non ci viene mai fatto mancare il sostegno. Leggendo alcuni articoli, e non mi riferisco al suo, sembra che questo aspetto sia stato trascurato, e sembra quasi che si sia voluto sminuire il lavoro di queste persone che per noi è fondamentale, perché svolto con amore, con passione e sopratutto con umanità, doti rare ultimamente. Ecco, in queste righe io ho voluto fare chiarezza, ma soprattutto ho voluto dire grazie…Grazie ai medici, che tra mille difficoltà cercano di salvarci la vita, grazie agli infermieri che con passione ci restano accanto in quei difficili minuti, e grazie anche a lei per avermi dato la possibilità di esternare ciò che provo verso queste persone. E pazienza se la TV non funziona, l’ importante è sentirsi amati, ed io mi ci sento..
Sora – Lettera di un malato oncologico. Quando il lavoro si fa con amore
