La notizia circolava ufficiosamente da qualche tempo, ma sentirla annunciare dall’imperatore in persona in diretta televisiva per i giapponesi è un evento storico. L’82 enne Akihito, in un discorso alla nazione, ha ammesso: «Sono preoccupato per la difficoltà di esercitare le mie funzioni come simbolo dello Stato». Nelle affettate liturgie della casa imperiale giapponese, queste parole risuonano molto più forti del loro significato letterale. Akihito ha invitato di fatto il governo e il parlamento a studiare una soluzione che gli consenta di passare la mano.La Costituzione giapponese non prevede infatti la possibilità dell’abdicazione, perché sul piano materiale, in qualche modo, prefigurerebbe un ruolo politico per colui che siede sul «Trono del Crisantemo». Ma anche perché, su quello formale, una modifica costituzionale del 1947 prefigura come unica forma di successione quella di seguire la linea ereditaria in caso di morte del sovrano. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha rilasciato un breve commento dopo il discorso dell’imperatore: «Riflettendo sull’attuale stato dei doveri pubblici dell’imperatore, la sua età e il peso dei suoi impegni, dobbiamo considerare cosa è possibile fare». Abe ha poi aggiunto: «Riceviamo con attenzione le parole di Sua Maestà l’Imperatore e dobbiamo rifletterci profondamente». Il primo nell’ordine di successione è il figlio primogenito di Akihito, il principe ereditario Naruhito, 56 anni, la cui erede è a sua volta la figlia 14 enne Aiko. Già prima dell’annuncio ufficiale di Akihito, in Giappone è iniziato sottotraccia un dibattito per modificare ulteriormente la Costituzione e permettere a una donna di salire al trono. Opzione che, a più riprese, lo stesso Abe ha però sempre rifiutato.Per i giapponesi che un imperatore parli a tutto il popolo attraverso i mass media è un evento molto raro, accaduto prima di oggi solo altre tre volte. Il padre di Akihito, l’imperatore Hirohito, fu l’ultimo «dio vivente» del Giappone. Pochi mesi dopo la sconfitta del Sol Levante nella seconda guerra mondiale, che annunciò a tutto il popolo giapponese alla radio il 15 agosto 1945, comunicò sempre per via radiofonica la natura «umana e non divina» della sua persona. La terza volta nel marzo 2011, quando l’attuale imperatore parlò alla nazione provata dal terremoto e dallo tsunami che portò alla catastrofe nucleare di Fukushima. Akihito, sul trono dal 1989, sembra da tempo stanco per i numerosi impegni che in qualità di massima carica giapponese deve sopportare: continui impegni istituzionali, su tutti visite e ricevimenti ufficiali in patria e all’estero. Nel solo 2015 gli appuntamenti sono stati ben 270. La sua salute, inoltre, non è perfetta: un intervento per un cancro alla prostata nel 2003 e un bypass coronarico quattro anni fa, oltre a qualche acciacco per l’età come una brutta influenza patita lo scorso inverno, lo hanno forse indotto a esprimere questa volontà.Ma nonostante i problemi di salute ha continuato a rappresentare con dignità e fermezza il Giappone: ha visitato la Corea del Sud, la Cina, le Filippine, che furono vittime dell’occupazione spietata da parte dell’esercito del Sol Levante. Ha espresso rimorso per gli orrori della guerra, prendendo anche le distanze in questo dal governo del nazionalista Abe, che vuole riformare la Costituzione in chiave militarista. La volontà di Akihito ricorda anche, in qualche modo, la scelta di Papa Benedetto XVI, che nel 2013 si dimise. Ma se nella storia della Santa Sede quello fu un evento rarissimo, nel medioevo giapponese avvenne molte volte. Dopo la restaurazione Meiji, che tra il 1866 e il 1869 riconsegnò il potere politico all’imperatore dopo secoli di «shogunato» (una sorta di dittatura militare di stampo feudale), si decise che per evitare intrighi di palazzo e lotte di successione l’abdicazione fosse bandita. Questa legge fu ulteriormente modificata con quella già citata del 1947. E così, di fatto, l’abdicazione non è prevista. L’intero popolo giapponese, che secondo i sondaggi è in larghissima parte favorevole all’abdicazione, attende di sapere se il primo imperatore «umano» della sua storia potrà diventare ancora più umano cedendo il trono al figlio primogenito.
Foto e fonte Cor. Sera
